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Grillo, guerra ai ticket: «spingono gli assistiti verso la sanità privata»

20 Giugno 2018

«Vogliamo innanzitutto rimuovere gli ostacoli che impediscono l’acceso alle cure: uno di questi sono le liste d’attesa, un altro sono i ticket su farmaci e prestazioni sanitarie». Lo ha detto il ministro della Salute, Giulia Grillo, nell’intervista trasmessa ieri da Skytg24. «I ticket» ha spiegato «sono una partecipazione del cittadino al servizio sanitario pubblico ma nel tempo sono diventati talmente alti da far virare i cittadini verso la sanità privata. Dobbiamo facilitare le fasce di popolazione più fragili: per esempio, solo l’acquisto di farmaci per malati cronici comportano una spesa di 200 o 300 euro procapite al mese, cifre enormi». Nel mirino del Ministero anche la mobilità sanitaria, che spinge molti assistiti a spostarsi dal Sud al Nord per curarsi: «Voglio difendere questo Meridione considerato sempre inadeguato» ha detto Grillo, che ha individuato tra le cause della “migrazione sanitaria” l’inadeguata informazione sui centri di riferimento esistenti nel territorio di chi parte territorio: «è quella che in letteratura medica si chiama “asimmetria informativa”» ha detto Grillo «c’è una quantità di informazioni cui i cittadini non riescono ad accedere. E che spinge a prendere un aereo per andare a curarsi al Nord Italia».

Alle dichiarazioni del Ministro sui ticket ha subito risposto Cittadinanzattiva: «Mettere mano alla questione sanitari è una priorità per i cittadini e per il rilancio del Servizio sanitario pubblico» ha commentato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato: il Rapporto Pit Salute, ricorda, rivela che il peso economico dei ticket è la principale voce di segnalazione relativa ai costi delle cure. Da misure di compartecipazione per corresponsabilizzare, ha osservato Aceti, si sono trasformati in un vero e proprio ostacolo all’accesso ai servizi sanitari, soprattutto nelle Regioni con servizi in affanno e minore ricchezza pro-capite. Inoltre, l’effetto combinato di ticket, superticket e tempi di attesa per una serie di prestazioni a basso costo hanno reso il Servizio sanitario pubblico meno concorrenziale rispetto al privato, con un evidente depauperamento del Ssn. «Per questo» conclude Aceti «chiediamo al ministro della Salute di rivedere il sistema dei ticket con le organizzazioni civiche e iniziando con tre mosse: abrogare il superticket nella prossima Legge di Bilancio; riscrivere i criteri di riparto, proposti dalle Regioni, del Fondo di 60 milioni di euro del superticket al fine di una maggiore equità e sostegno alle fasce di popolazione più vulnerabili; rivedere l’intera normativa in materia di esenzione dai ticket, dando più centralità all’equità».