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Rapporto vaccini 2018, l’Aifa: confermato rapporto beneficio-rischio

31 Luglio 2019

A fronte di un consumo totale di vaccini che nel 2018 ha raggiunto i 18 milioni di dosi, ammontano a 12 casi ogni 100mila abitanti le segnalazioni di eventi avversi raccolte dalla rete della farmacovigilanza e a tre ogni 100mila dosi gli episodi di reazione avversa grave. I numeri arrivano dall’ultima edizione del Rapporto Vaccini dell’Aifa, diffuso ieri e contenente i dati delle attività di sorveglianza post-marketing sui vaccini condotte in Italia nell’anno passato.

«Rispetto alle pubblicazioni precedenti» rimarca l’Agenzia nella nota che accompagna il Rapporto «quest’anno è stato possibile utilizzare per il calcolo delle incidenze di segnalazione le dosi effettivamente somministrate a livello nazionale, fornite dal ministero della Salute e dai dipartimenti della Prevenzione di Regioni e Provincie autonome». Le reazioni correlabili segnalate, prosegue l’Aifa, sono tutte note e riportate nelle informazioni fornite dai foglietti dei vaccini, mentre l’andamento crescente nel tempo « è indicativo di una sempre maggiore attenzione alla vaccinovigilanza da parte sia degli operatori sanitari che dei cittadini».

In cifre, le segnalazioni di reazione avversa correlata ai vaccini raccolte nel 2018 ammontano a 7.267, pari al 12% del totale registrato nell’anno (vaccini più farmaci). Di queste, circa due terzi sono spontanee (5.231, il 71,9%) mentre il resto proviene da studi di farmacovigilanza attiva promossi dalle Regioni in collaborazione con Aifa. E il sintomo più ricorrente (circa 4mila segnalazioni) è rappresentato dall’insorgenza di febbre, seguito dalle reazioni locali nella zona di inoculazione (1.800 casi circa) e dalle reazioni cutanee generalizzate (1.200). Per quanto concerne le fonti, invece, più della metà delle segnalazioni proviene dai medici (52,6%), segue il personale sanitario non medico (23,4%), i farmacisti (12,7%) e i cittadini/pazienti (11,3%). Il 77% delle segnalazioni ha riguardato i bambini fino a 11 anni, il 6% gli adolescenti, il 12% gli adulti e il 5% dei soggetti ultrasessantacinquenni.

Dall’analisi dei dati nazionali, è la conclusione dell’Agenzia, «non sono emerse informazioni che possano influenzare il rapporto beneficio-rischio per le varie tipologie di vaccino correntemente utilizzate, confermando quindi la loro sicurezza».