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Studio Aiito, in Italia il 74% dei decessi per anafilassi causati da farmaci

26 Maggio 2020

In Italia i farmaci sono la prima causa di morte per anafilassi con il 74% dei casi accertati. Seguono le punture di imenotteri, alle quali può essere attribuito il 5,6% dei decessi. Lo rivela il primo studio italiano sui casi fatali per anafilassi dal 2004 al 2016, condotto dagli allergologi di Aaiito (Associazione allergologi immunologi italiani territoriali e ospedalieri) sulla base dei dati del Registro nazionale Istat delle cause di morte.

Nel periodo preso in esame, i ricercatori hanno contato 392 casi certi di decesso per anafilassi, pari a un tasso annuo di mortalità di 0,51 per milione di persone. A questi si aggiungono altri 220 casi con causalità da anafilassi soltanto possibile ma non certa, per un tasso complessivo di mortalità per anafilassi di 0,79 casi all’anno per milione di persone. I dati demografici, inoltre, dicono cheil rischio aumenta con l’età ed è maggiore per il sesso maschile. La mortalità per anafilassi, inoltre, è soggetta a fattori geografici, geografica con un tasso maggiore nelle regioni del Sud e nelle Isole.

Per quanto concerne i farmaci, il tasso di decessi da anafilassi a loro imputabile ammonta a 0,43 casi all’anno per milione di persone. Purtroppo, osservano i ricercatori, il Registro Istat delle cause di morte non fornisce invece indicazioni sul tipo di farmaci responsabili degli eventi mortali; nel Regno Unito sono gli anestetici a determinare il maggior numero di decessi per schock anafilattico, in Francia gli antibiotici.

Le punture di imenotteri, invece, sono risultate responsabili del 5,6% dei casi certi e di addirittura il 51,4% dei casi possibili, un dato addirittura sottostimato – secondo la ricerca – a causa della mancanza di un codice specifico per la classificazione degli eventi. Considerati i casi nel complesso, il tasso di mortalità annuo è di 0,17 per milione di persone. Anche per l’Italia così come per i suoi vicini europei, i dati rivelano una significativa prevalenza del sesso maschile.

«La speranza» ha commentato l’allergologa Maria Beatrice Bilò, coordinatrice dello studio «è che il nostro lavoro possa aiutare a migliorare i meccanismi di registrazione, oltre che stimolare una più adeguata conoscenza del fenomeno, per mettere in atto misure di tipo organizzativo che possano risultare efficaci per la prevenzione».