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A convegno su Adi ricordato contributo delle farmacie a progettualità regionale

13 Marzo 2019

L’esperienza lombarda dimostra che le farmacie possono assicurare un contributo importante alla pianificazione sanitaria delle Regioni. Lo ha detto Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, intervenendo ieri al convegno organizzato a Milano da Italia Longeva, la rete nazionale sull’invecchiamento e la longevità attiva, per parlare di Adi, l’assistenza domiciliare integrata. «La legge sui servizi» ha ricordato Racca «affida alle farmacie il ruolo di front office del Ssn. Regione Lombardia, dal canto suo, ha collocato a pieno titolo le farmacie nella riforma sanitaria e nella presa in carico delle cronicità. In tal modo, non soltanto partecipiamo all’assistenza sul territorio con servizi come la telemedicina, l’aderenza terapeutica o gli screening, contribuiamo anche a semplificare il percorso del paziente con interventi come la stampa in farmacia del promemoria, che evita agli assisiti di passare sempre dal medico per farsi ripetere la ricetta».

In Italia, è emerso dal convegno, l’assistenza domiciliare agli anziani continua a essere sottodimensionata rispetto ai bisogni di una popolazione che invecchia, con un carico crescente di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Nel 2030, si stima, saranno 8 milioni gli anziani con almeno una malattia cronica grave, di questi 5 milioni saranno disabili. Eppure, ad oggi, sono assistiti a domicilio solo 3 over65 su 100, a fronte di 3 milioni di persone affette da multi-cronicità e disabilità severe che necessitano di cure continuative. «Continuiamo a curare i nostri vecchi nel posto sbagliato» ha osservato Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva «perché ancora gestiamo la cronicità negli ospedali, con costi straordinariamente superiori rispetto alla gestione in Adi. Per superare questo stallo, è necessario un fronte comune tra operatori pubblici e privati dell’assistenza domiciliare, per consentire alla più ampia fetta possibile di popolazione anziana e fragile di essere assistita tra le mura domestiche, vicino ai propri affetti e in continuità con le personali abitudini di vita».

Eppure, l’Italia dovrebbe mostrare ben altra attenzione alle necessità dei suoi anziani. «Siamo il Paese con più anziani al mondo dopo il Giappone» ha ricordato Cyrille Ferrachat, amministratore delegato di Medicasa Italia e VitalAire Italia – Gruppo Air Liquide «eppure non abbiamo per la domiciliarità la stessa attenzione di altri Stati». Conferma l’indagine condotta da Italia Longeva in 35 Asl di 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana: gli anziani, pochi, curati tra le mura domestiche ricevono, in media, 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, a fronte di Paesi europei che garantiscono le stesse ore in poco più di un mese. In Lombardia, il costo procapite dei servizi va dai 543 euro dell’Ats Montagna agli 891 euro dell’Ats Brianza. Non necessariamente sono indizio di inefficienza, più spesso incide l’eterogeneità dei modelli organizzativi.