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Medicina di genere, il Libro bianco di Onda fa il punto su ricerca ed evidenze

28 Novembre 2019

La diversità tra uomo e donna si può riflettere in diverse condizioni di salute. Le donne, per esempio, soffrono di depressione da due a tre volte più degli uomini, non solo per fattori biologici – il ciclo ormonale o l’effetto degli estrogeni – ma anche sociali, come il multitasking femminile e il conseguente stress e la violenza di genere. Le malattie cardiovascolari colpiscono più spesso gli uomini delle donne (4,9 vs 3,5%), ma nella popolazione femminile rappresentano la prima causa di morte (48 vs 38%). Sono alcuni dei dati che emergono dal Libro bianco “Dalla Medicina di genere alla Medicina di precisione”, realizzato da Fondazione Onda grazie al supporto di Farmindustria e presentato ieri a Roma. «La medicina di genere» ha ricordato in apertura Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda «si basa sulle diverse caratteristiche biologiche, ma anche sui fattori ambientali, socio-relazionali, economici e culturali che influenzano lo stato di salute, la diagnosi e la cura di uomini e donne».

Nel mondo del lavoro, per esempio, l’incidenza di infortuni o malattie professionali è differente tra i due sessi: come certifica il Libro bianco, meno di un terzo delle denunce di malattia interessa le donne (27,9%) e di queste circa il 90% riguarda malattie dell’apparato osteoarticolare. Riguardano soprattutto le donne anche le denunce per infortuni stradali legati al lavoro (22,7 vs 10,4% del totale degli infortuni), un fenomeno che potrebbe essere correlato alle difficoltà di conciliare vita familiare e professionale.

«Sono stati compiuti grandi passi avanti» ha detto ancora Merzagora «tanto che oggi si tende alla medicina di precisione con l’obiettivo di una sempre maggior personalizzazione dei trattamenti e centralità del paziente, che deve essere studiato e curato non solo considerando le sue caratteristiche biologiche, ma anche le variabili ambientali, socio-relazionali, economiche e culturali». «Cure sempre più mirate e personalizzate, per la donna e per l’uomo. È questa la frontiera della ricerca farmaceutica» ha aggiunto Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria «basti pensare che oggi il 42% dei medicinali in sviluppo è indirizzato alla medicina di precisione, quota che sale al 73% considerando solo quelli antineoplastici».

Nel nostro Paese l’approccio della Medicina di genere è ormai consolidato. Lo testimoniano la rete italiana per la Medicina di genere, nata dall’alleanza del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di genere con il Centro di Riferimento sulla Medicina di genere dell’Istituto Superiore di Sanità e il Gruppo Italiano Salute e Genere (GISeG), che promuove grazie al coinvolgimento di Società Scientifiche, Istituzioni, Medicina Generale e Collegi Professionali programmi attività informative e formative sulla Medicina di genere rendendo l’Italia uno dei Paesi con una maggiore sensibilità al tema. Ed è un fiore all’occhiello anche l’adozione del Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di genere, nato dall’impegno congiunto del Ministero della Salute e del Centro di riferimento per la Medicina di genere dell’Istituto Superiore di Sanità, con l’obiettivo di promuoverne la diffusione basandosi su quattro principi (approccio interdisciplinare, ricerca, formazione e aggiornamento professionale, informazione).

«Dalla pubblicazione del Piano nel maggio 2019» spiega Raffaella Michieli, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie di Venezia «nasce una nuova era per l’effettiva attuazione di strategie atte a contrastate le differenze di genere nella salute. Le donne affette da multicronicità nel 2017 erano il 29,2% contro il 21,7% degli uomini e questo per la medicina generale significa avere con le donne 11 contatti all’anno contro i 9 contatti con gli uomini. Donne non solo italiane che hanno bisogno di aiuto per l’orientamento nel nostro sistema sanitario, visto l‘aumento della presenza femminile proveniente dai paesi stranieri in Italia. E donne non più giovani visto che una su tre si deve occupare da sola di un anziano o un malato grave. La visione olistica della medicina generale la rende il primo contesto in cui la medicina di genere può essere applicata nei suoi risvolti più pratici e nelle sue più specifiche sfaccettature, cosa che si potrà mettere in pratica soprattutto grazie ad un’importante azione di formazione a tutti i livelli».