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Dispositivi e alimenti, dal mondo della farmacia prime risposte all’Antitrust

24 Ottobre 2018

Non si fa attendere la replica del mondo della farmacia alla segnalazione di lunedì scorso dell’Antitrust, che invitava le Regioni ad allargare al canale delle parafarmacie la distribuzione in regime convenzionato di dispositivi e alimenti medici speciali. E tra coloro che non condividono il parere dell’Autorità garante non ci sono soltanto titolari di farmacia, ma anche esperti come Fabrizio Gianfrate, docente universitario di economia del farmaco: «Mi sembra che in questo caso l’Antitrust sbagli bersaglio» è il suo parere «la distribuzione di tali prodotti non rientra in un sistema di prezzi liberi dove la concorrenza ha un effetto virtuoso per il consumatore, stiamo parlando invece di un sistema di prezzi amministrati che ha all’origine una negoziazione tra Regione e farmacie».

Le tariffe alle quali le farmacie assicurano la fornitura di dispositivi e alimenti, in altre parole, sono concordate in trattive nelle quali le Regioni già fanno ogni sforzo per spuntare i massimi ribassi. «Anzi» aggiunge Giampiero Toselli, segretario di Federfarma Milano e rappresentante della Lombardia nel Consiglio delle Regioni di Federfarma «molto spesso le negoziazioni per la distribuzione di tali prodotti rientrano in una trattativa più ampia che comprende anche la dpc sui farmaci e altre voci. In tal modo, il confronto si gioca su un ampio ventaglio di condizioni e le offerte delle parti rientrano in una valutazione che abbraccia differenti capitoli di forniture. Non sarebbe accettabile  se le Regioni firmassero con le farmacie un’intesa che – nell’ambito dell’insieme degli accordi in essere – prevede certi volumi su dispositivi e alimenti e poi questi volumi fossero compromessi dall’allargamento della distribuzione ad altri canali».

Un allargamento, è il caso di ripeterlo, che per il consumatore non si traduce in migliori condizioni di acquisto. «Non stiamo parlando della celiachia» conferma Toselli «dove gli assistiti ricevono un buono mensile e quindi la concorrenza tra canali differenti interviene sui prezzi a beneficio di chi acquista. La distribuzione di dispositivi e alimenti speciali avviene a tariffe negoziate a monte e la capillarità della rete delle farmacie esclude che l’ingresso di nuovi punti vendita migliori l’accessibilità ai prodotti».

«L’Antritrust si muove con l’unico obiettivo di allargare la concorrenza, nella convinzione che questo sia il modo migliore per tutelare il consumatore» riprende Gianfrate «ma non sempre è così. Tra gli interessi del consumatore c’è anche quello per una distribuzione di qualità, e non c’è dubbio alcuno sul fatto che le farmacie siano un sistema adeguatamente strutturato che garantisce tale obiettivo. A beneficio degli assistiti e anche del servizio sanitario».