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Speranza: 1,4 mln gli operatori sanitari da vaccinare contro covid. Farmacisti dentro o fuori?

3 Dicembre 2020

Tra i farmacisti che ieri hanno ascoltato o letto la relazione al Senato del ministro Speranza sul Piano nazionale per la campagna vaccinale anti-covid, se lo saranno chiesto in tanti: ma in quel milione 400mila operatori sanitari che – secondo programma – dovrebbero essere nella prima schiera di vaccinati, ci siamo anche noi oppure no? Occorrerà chiedere allo stesso Speranza o ad Arcuri, perché chi in queste ore ha provato a radiografare i numeri forniti dal Ministro ha raccolto ben poche certezze: di certo, in quel milione e mezzo di sanitari che beneficeranno della massima priorità ci sono gli infermieri, che in tutta Italia sono circa 425mila (dato Fnopi), e i medici, che sono più di 380mila (dati Fnomceo). Ma le altre categorie?

In questo caso trovare dati è più difficile, anche perché non si sa chi è dentro e chi fuori. Si può ricorrere all’ultima edizione dell’Annuario statistico del Ssn, che però si ferma al 2017 e, ovviamente, censisce soltanto il personale dipendente della sanità pubblica: in tutto sono 603.375 persone, il 71,5% dei quali appartiene al ruolo sanitario (ossia poco più di 431mila individui). Ma vanno aggiunti gli operatori della sanità privata e coloro che lavorano in regime liberoprofessionale.

Non solo: per la campagna vaccinale, il Ministro ha detto che si farà ricorso a «unità vaccinali costituite da un numero flessibile di medici, infermieri, assistenti sanitari, operatori socio-sanitari e personale amministrativo di supporto». Circa 20mila persone in tutto, che ovviamente andranno vaccinate preventivamente per evitare che divengano vettori di contagio. Inoltre, per la somministrazione il Ministero prevede «un cospicuo e temporaneo ricorso alle professionalità esistenti nel Paese», così come alla mobilitazione degli studenti delle scuole di specializzazione medica, anche questi da vaccinare prima che si mettano all’opera.

In attesa di chiarimenti sul tema, è confermato che le farmacie non saranno coinvolte nella distribuzione dei vaccini, almeno i primi in arrivo. Come ha spiegato il Ministro, quelli che necessitano di «catena del freddo estrema» verranno consegnati direttamente dall’azienda produttrice in 300 punti vaccinali, individuati assieme alle Regioni e alle Province autonome. Per i vaccini che invece necessitano di catena del freddo standard, compresa tra i due e gli otto gradi, «si adotterà un modello di distribuzione hub and spoke, con un sito nazionale di stoccaggio e una serie di siti territoriali di secondo livello». E il trasporto «avverrà con il coinvolgimento delle Forze armate, che in accordo con il Commissario straordinario stanno già pianificando vettori, modalità e logistica».