Delle 1.038 Case di comunità da realizzare, a oggi quelle concluse e attive sono 336, poco più del 30%. Gli Ospedali di comunità da aprire sono 307, il 22% dei quali completato. Le strutture da adeguare alle norme antisismiche ammontano a 84, ultimate circa il 20%. È il bilancio delle opere previste dal Pnrr per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale che arriva dalla III edizione della Cernobbio School di Motore Sanità, in corso nella cittadina comasca e dedicato al tema “Governare il futuro del Ssn”. A presentarlo il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, che ieri nel suo intervento ha messo sul tavolo numeri e ritardi del Piano. «Sulla sanità sono stati stanziati 15,6 miliardi di euro, 14 dei quali di competenza regionale» ha detto «di fronte a questi dati ho convocato due cabine di regia con i presidenti di Regione, perché il passo è ancora troppo lento. Ho proposto l’istituzione di un tavolo tecnico per mettere nero su bianco ciò che ciascuna Regione si impegnava a completare. Prima che i target non vengano raggiunti, procederò al commissariamento della Regione sotto il profilo dell’esecuzione dell’opera, mettendo come commissario il presidente di Regione, che poi spiegherà ai cittadini la mancata attivazione dei servizi».
Se ieri si è parlato soprattutto di Pnrr e riorganizzazione del territorio, mercoledì invece i lavori si sono concentrati principalmente sul tema della prevenzione, con una tavola rotonda sulle politiche di screening che ha visto la farmacia tra i protagonisti. «L’esperienza lombarda» ha detto Annarosa Racca, presidente di Federfarma regionale «dimostra che il coinvolgimento delle farmacie in programmi che fanno perno sulla telemedicina, sulle analisi di prima istanza e sulla prevenzione, assicura un ampio coinvolgimento della popolazione. È un’indicazione di cui occorre fare tesoro, considerato che in futuro la prevenzione occuperà un posto sempre più importante nelle politiche del Ssn».
Sempre guiovedì, un focus specifico è stato dedicato alle nuove Linee guida Sid–Amd che rafforzano il ruolo del monitoraggio continuo del glucosio (Cgm) come parte integrante della terapia del diabete di tipo 2, anche nei pazienti non insulinizzati con scarso controllo glicemico. Le evidenze cliniche mostrano benefici concreti su emoglobina glicata, tempestività degli interventi e qualità di vita, con un impatto paragonabile all’aggiunta di un farmaco. Al centro emerge la “consapevolezza” del paziente, resa possibile dal CGM, che migliora aderenza e appropriatezza delle cure.
In particolare, alla Cernobbio School è stata data evidenza della crescente incidenza del diabete nella popolazione (oltre 4 milioni di persone oggi, circa 6 milioni stimate nel 2050) e come l’accesso alle tecnologie resti disomogeneo, con ampie aree del Paese sotto il 50% di adozione dei sensori. Il confronto tra istituzioni e clinici ha ribadito la necessità di ridurre le disparità territoriali, recepire rapidamente le Linee guida e garantire un accesso equo al Cgm, considerato ormai uno strumento essenziale di cura, prevenzione delle complicanze e sostenibilità del Servizio sanitario.