dalla lombardia

Remunerazione, il sindacato regionale critica stime e metodo

3 Ottobre 2019

Sono improntate a un esagerato pessimismo le proiezioni quinquennali della spesa farmaceutica convenzionata diffuse da Federfarma nazionale per motivare l’urgenza di una riforma della remunerazione. E’ quanto scrive il sindacato titolari della Lombardia nella lettera inviata stamattina alla presidenza della Federazione, che l’altro ieri aveva risposto alla mozione con cui (una settimana prima) l’Unione regionale aveva diffidato Roma dal presentare a governo e Aifa proposte non concertate.

Nella sua comunicazione, il sindacato titolari riporta un paio di tabelle attribuite allo studio prospettico condotto da Iqvia sulla redditività̀ della filiera distributiva da qui a cinque anni. L’analisi, come si ricorderà, era stata commissionata a luglio da farmacie e grossisti (Federfarma, Assofarm, Adf e Federfarma Servizi) per sostenere davanti a Governo e Aifa la richiesta di una remunerazione sganciata dal prezzo al pubblico dei farmaci Ssn. La relazione finale di questo lavoro, fa osservare la Lombardia nella sua lettera, non è stata diffusa ad alcuna associazione e sarebbe opportuno che fosse distribuita prima dell’Assemblea dell’8 ottobre (dove verrà presentato il modello messo a punto da Federfarma). Le tabelle riportate dalla presidenza nella sua comunicazione, però, non convincono: secondo le stime, la spesa convenzionata perderà nel giro di cinque anni quasi 2,8 miliardi di euro (-28%), ossia 213 milioni dalle genericazioni a venire, 1.300 milioni dall’allargamento dei farmaci in dpc e 1.400 milioni dalla revisione del prontuario per categorie terapeutiche omogenee.

Federfarma Lombardia, però, ritiene tali cifre sin troppo «catastrofiche»: la quantificazione degli effetti delle prossime genericazioni, scrive l’Unione regionale, appare eccessiva rispetto al ristretto numero di molecole che nella convenzionata devono ancora perdere il brevetto; la revisione del prontuario con il passaggio di intere categorie terapeutiche dalla convenzionata alla dpc o alla diretta è ancora in discussione all’Aifa e nei Ministeri; infine, le stime sull’evoluzione della dpc danno per assodato che le nuove molecole finiranno tutte nella distribuzione per conto, senza considerare «realtà come la Lombardia dove i nuovi farmaci non entrano automaticamente nella diretta» e anzi vanno immediatamente in convenzionata se hanno prezzo inferiore a 50 euro o è presente un’alternativa generica. «In tutta sincerità» tira le somme Federfarma Lombardia «ci sembra che il documento esponga un’ipotesi-limite, non del tutto dimostrabile perché basata proprio su scenari e previsioni».

Ma le principali contestazioni vengono mosse al metodo con cui la presidenza nazionale di Federfarma ha gestito il confronto sulla nuova remunerazione. «Per interi mesi» scrive la Lombardia «la categoria è stata tenuta all’oscuro della reale proposta che si intende fare»: prima si era detto che occorreva passare a un sistema basato su una quota fissa elevata, magari integrata da una modesta quota percentuale. Poi, dopo i primi confronti con Aifa, «la quota fissa è crollata nel livello base a 50 centesimi ed è comparsa una quota margine del 7%». Oggi, infine, «si parla di tre fasce dopo che il presidente Cossolo, in una riunione di meno di un mese fa, aveva detto di non volere una terza fascia perché sarebbe pericoloso».

I farmacisti lombardi, prosegue la lettera, sono dunque molto preoccupati per l‘incertezza delle scelte e per la non completezza delle proposte. «Siamo certi che le difficoltà economiche in cui si dibattono le farmacie di alcune regioni non derivi affatto dal sistema con cui sono remunerate, ma dall’eccessivo e scorretto ricorso alla distribuzione diretta e per conto attuato dalle loro amministrazioni». Considerato dunque che, «nella grande variabilità delle proposte trapelate o comunicate», le tremila farmacie lombarde possono subire dalla nuova remunerazione perdite complessive per diverse decine di milioni di euro, è «assolutamente legittimo che esse progettino e mettano in atto iniziative radicali a propria tutela».