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Remunerazione, partita la lettera di Federfarma ma senza i numeri

1 Ottobre 2019

Doveva partire ieri, è stata inviata soltanto a mezzogiorno di oggi la lettera con cui Federfarma, Assofarm e Fofi comunicano a Governo, Aifa e Regioni di avere raggiunto l’intesa su un nuovo sistema di remunerazione da applicare ai farmaci della convenzionata distribuiti dalle farmacie del territorio. Lo slittamento di 24 ore è servito a risolvere gli ultimi dilemmi sui contenuti della comunicazione alle controparti: anziché inviare un documento con cifre e tabelle che illustrassero nei dettagli la proposta, come si pensava di fare in un primo momento, le tre organizzazioni hanno preferito trasmettere una lettera più concisa che spiega metodo e struttura della proposta, ma rinvia l’esposizione di numeri e percentuali a un incontro da convocare con «urgenza». «Abbiamo optato per questa soluzione» spiega a FPress il presidente nazionale di Federfarma, Marco Cossolo «perché riteniamo che sia meglio evitare di scoprire anticipatamente le nostre carte: meglio spiegare di persona i motivi che stanno dietro a cifre e percentuali della nostra proposta, piuttosto che lasciare ai tecnici della controparte la facoltà di trarre deduzioni e arrivare magari a bocciature affrettate. In più, questa strada ci consente di presentare la nostra proposta all’assemblea generale di Federfarma (in programma l’8 ottobre, ndr) prima che venga ufficializzata a Governo e Regioni, cosa che ci consentirà nel caso eventuali limature e aggiustamenti».

Ieri RifDay, la newsletter quotidiana dell’Ordine dei farmacisti di Roma, ha anticipato in un articolo quelli che dovrebbero essere i numeri della proposta di Federfarma e altre sigle. In sostanza si tratterebbe di un sistema misto (come quelli applicati in Francia e Svizzera) comprendente una quota marginale pari al 7% del prezzo al pubblico e una quota fissa (a scatola) che è fissa soltanto in parte, perché cresce al progredire del prezzo del farmaco: 50 centesimi a scatola per i medicinali con prezzo fino a 4 euro, 1,70 euro per i prodotti fino a 11 euro e 2,60 per i restanti. Nello schema, inoltre, tali cifre verrebebro integrate da alcuni “scatti” legati a specifiche condizioni: 10 centesimi in più (sempre a scatola) in caso di dispensazione di un equivalente con prezzo uguale a quello di riferimento; 40 centesimi se la farmacia ha un fatturato Ssn inferiore a 350mila euro o è una rurale sussidiata con fatturato Ssn inferiore a 450mila euro all’anno (sparirebbe dunque il sistema degli sconti); 50 centesimi se il fatturato Ssn è inferiore a 150mila euro.

Le anticipazioni di RifDay coincidono con le tabelle che lo stesso Cossolo aveva mostrato un paio di settimane fa nell’ultima seduta del Consiglio delle Regioni, ma il presidente nazionale di Federfarma non conferma: «I ragionamenti sono proseguiti anche dopo quell’incontro» osserva «le cifre vere le riferirò soltanto all’assembla dell’8 ottobre».

Hanno invece imboccato una strada del tutto autonoma i distributori riuniti in Adf e Federfarma Servizi, che Federfarma avrebbe invece voluto coinvolgere nel proprio schema. Lo strappo è sui numeri: l’ultima proposta del sindacato titolari assegnava alle aziende della distribuzione una quota fissa e una quota margine che Adf aveva velocemente respinto, perché ritenuta peggiorativa rispetto al presente; venerdì scorso, così, l’Associazione e Federfarma Servizi hanno trovato la convergenza su una proposta che conferma l’attuale margine di legge (3%) e aggiunge un “fee” a pezzo di 0,25 euro. E che le due associazioni hanno già trasmesso a Governo e Regioni nella giornata di ieri, in una lettera corredata di numeri e cifre.

La scelta della presidenza nazionale di mantenere coperta la proposta delle farmacie fino a dopo l’assemblea dell’8 viene accolta con soddisfazione da Federfarma Lombardia: «Avevamo chiesto alla Federazione un rinvio per proseguire la riflessione sui contenuti del modello» spiega a FPress la presidente del sindacato regionale, Annarosa Racca «la soluzione adottata sembra ragionevole, ora l’auspicio è che in assemblea vengano assicurate le condizioni per una discussione aperta e responsabile».

Anche perché l’intenzione dei lombardi è quella di approfondire ulteriormente la proposta di remunerazione. Sempre che i numeri siano quelli mostrati al Consiglio delle Regioni. «Per fare qualche proiezione abbiamo bisogno che Promofarma ci invii un po’ di dati sui volumi delle diverse fasce di prezzo» osserva Luigi Zocchi, segretario di Federfarma Lombardia «a occhio però siamo su valori ancora penalizzanti per le farmacie lombarde: da noi tutti i farmaci di prezzo inferiore ai 50 euro sono in convenzionata, con le fasce definite nella proposta perderemmo parecchio sui medicinali di prezzo superiore ai 25 euro, che in molte altre regioni sono in dpc o in diretta. La proposta di Federfarma, dunque, migliorerebbe se si introducesse una quarta fascia, sopra i 25 euro, per difendere la marginalità sui farmaci di prezzo più elevato».

Poi ci sono le ambiguità di fondo: «Innanzitutto non sappiamo se le cifre della proposta sono al lordo o al netto della contribuzione dello 0,90%» osserva Zocchi «e ancora, che fine fanno trattenute e sconti come l’1,14% del decreto Abruzzo? Dalla proposta si dedurrebbe che vengono abrogati, ma non sono così sicuro che Governo e Regioni siano disposti a farne a meno. E ancora: che succede alla dcr, resta così com’è o andrà definito un nuovo modello? In questo caso, sarà un passaggio a dir poco laborioso».