Un solo passaggio, che però apre alcuni interrogativi: parla di «promozione della domiciliarità nell’accesso al farmaco» da parte degli assistiti non autosufficienti il ddl delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera approvato l’altro ieri dal governo con l’obiettivo di arrivare per la fine dell’anno a un decreto legislativo che dovrebbe ridefinire l’assetto del Ssn. La frase compare all’articolo 2, che definisce «principi e criteri direttivi» della riorganizzazione a venire: nell’esercizio della delega, recita il punto g, il governo dovrà «garantire un adeguato livello di qualità dell’assistenza a carattere sanitario per le persone non autosufficienti, con particolare riferimento alla residenzialità e semi-residenzialità, definendo specifici standard anche di personale in funzione del numero di utenti assistiti, che tengano conto della necessità di garantire la presa in carico multidimensionale e la continuità assistenziale, anche con riferimento alla promozione della domiciliarità nell’accesso al farmaco».
È l’unico passaggio del testo dove si parla di farmaco, mentre mancano del tutto riferimenti alla farmacia e al servizio farmaceutico. Nulla di sorprendente, visto che su un binario parallelo viaggia un altro ddl delega, dal quale dovrebbe scaturire un nuovo Testo unico sulla farmaceutica. Giusto evitare sovrapposizioni quindi, però sarà importante che i gruppi di lavoro cui sarà affidata la stesura dei due testi legislativi “si parlino”, perché i punti di contatto saranno diversi.
Basta scorrere, per esempio, quello che il ddl delega approvato lunedì dice a proposito di riordino dell’assistenza territoriale, ossia il setting cui fanno riferimento le farmacie. In tema di medicina di famiglia, per esempio, il testo parla di «riordino della disciplina» concernente mmg e pediatri di libera scelta «anche al fine di valorizzarne il ruolo nell’ambito dell’assistenza territoriale». E a proposito di sistemi informativi, l’obiettivo dovrà essere quello di «garantire qualità e l’interoperabilità nel rispetto del Codice dell’amministrazione digitale, assicurando il relativo coordinamento nell’ambito delle funzioni di programmazione sanitaria svolte dal ministero della Salute e l’integrazione con i sistemi digitali nazionali e regionali di sanità elettronica». Non ci sono riferimenti alla farmacia, ma c’è da aspettarsi che le disposizioni contenute nel d.lgs finale trovino un corrispettivo nel nuovo Testo unico sulla farmaceutica. Fa ben sperare in tal senso il corrispondente ddl delega, presentato ufficialmente ai primi di ottobre, dove in effetti si ritrovano cenni alla digitalizzazione dei processi e all’interoperabilità dei sistemi informativi.
Ma ci sono anche altri temi sui quali è lecito aspettarsi “corrispondenze” nel Testo unico che verrà: sempre all’articolo 2, per esempio, il ddl delega sul riordino parla di rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e territorio, innanzitutto per superare la frammentazione dei percorsi. Spiccano anche un richiamo all’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, la definizione di standard minimi per i ricoveri e il raccordo con gli ospedali di comunità. E si scommette sulle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, così come sulla novità degli gli «ospedali di terzo livello», ossia strutture di eccellenza di riferimento nazionale o sovranazionale, gestite anche da enti privati senza scopo di lucro o religiosi, cui verranno assegnate risorse dedicate in base a criteri omogenei (casistica trattata, qualità, mobilità interregionale, ricerca).
In sintesi, al cantiere sul Testo unico si aggiunge ora un secondo cantiere, diretto al riassetto dell’assistenza territoriale e ospedaliera del Ssn. Sarà indispensabile che le due opere avanzino e soprattutto terminino allo tesso passo, altrimenti si rischiano sfasature. Con effetti che potrebbero coinvolgere tanto i pazienti quanto i professionisti del sistema sanitario.