Primavere sempre più anticipate e stagioni polliniche che si allungano fino all’autunno inoltrato stanno cambiando il volto delle allergie respiratorie in Italia. Secondo quanto riferisce Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica), nel 2025 la presenza di pollini è stata registrata con un anticipo di circa 45 giorni rispetto alla norma e oggi quasi un italiano su tre (28%) convive con sintomi allergici significativi, quota che potrebbe arrivare al 40% entro il 2030.
Il fenomeno non riguarda soltanto la durata dell’esposizione ma anche la sua intensità e diffusione. Le pollinosi non rispettano più i calendari tradizionali: possono iniziare già a febbraio e protrarsi per diversi mesi, con sintomi più marcati e persistenti. In questo quadro, alcune specie vegetali come l’ambrosia contribuiscono ad amplificare il problema per l’elevata capacità allergenica dei loro pollini. Sempre più frequentemente, inoltre, i disturbi compaiono anche in soggetti che non avevano mai manifestato allergie in precedenza.
Alla base di questo trend, osserva Assosalute, vi sono fattori ambientali ormai ben documentati. L’aumento delle temperature e della concentrazione di Co₂ altera i cicli vegetativi, favorendo una produzione più abbondante di pollini e anticipandone la diffusione. A questo si aggiunge il ruolo dell’inquinamento atmosferico: le polveri sottili e gli agenti inquinanti non solo irritano le vie respiratorie, ma rendono i pollini più aggressivi, aumentando la probabilità e la severità delle reazioni allergiche. Non a caso, l’incidenza delle allergie respiratorie risulta più elevata nei contesti urbani rispetto alle aree rurali.
Le ricadute sulla qualità della vita sono rilevanti. Starnuti, congestione nasale, prurito e arrossamento oculare, fino a difficoltà respiratorie nei casi più severi, incidono sulla capacità di concentrazione e sulla produttività, oltre a interferire con il sonno. Se non adeguatamente gestite, le allergie possono inoltre evolvere verso forme croniche, come l’asma. Particolarmente esposti risultano i bambini, nei quali negli ultimi anni si osserva un incremento significativo dei casi, e chi vive in aree ad alta densità urbana.
In questo contesto, il richiamo degli esperti è a una gestione consapevole e tempestiva dei sintomi. Più che un elenco di raccomandazioni, si tratta di un promemoria di buone pratiche ormai consolidate: monitorare i bollettini pollinici per modulare le attività all’aperto, prestare attenzione alla qualità dell’aria domestica privilegiando il ricambio nei momenti di minore concentrazione di pollini, curare l’igiene personale al rientro dall’esterno per limitare l’esposizione. Resta centrale anche il corretto inquadramento diagnostico, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e, quando necessario, dello specialista allergologo.
Sul piano terapeutico, i farmaci di automedicazione rappresentano uno strumento efficace per il controllo dei sintomi, soprattutto se utilizzati ai primi segnali. Antistaminici orali, spray nasali – sia cortisonici sia antistaminici – e colliri consentono di modulare la risposta in base al quadro clinico, con formulazioni differenziate per le diverse esigenze. In questo ambito, sottolinea Assosalute, è fondamentale attenersi alle indicazioni dei foglietti illustrativi e avvalersi del consiglio del farmacista per un uso appropriato e sicuro.
Infine, un ultimo elemento riguarda la qualità dell’informazione. La crescente diffusione di contenuti non verificati, soprattutto sui social, può generare comportamenti inadeguati o ritardare l’accesso a terapie efficaci. Da qui l’invito a fare riferimento a fonti attendibili, come i bollettini pollinici ufficiali, e a rivolgersi ai professionisti sanitari per orientarsi correttamente nella gestione delle allergie. In un contesto epidemiologico in evoluzione, la prevenzione e l’educazione restano infatti le leve principali per contenere l’impatto di un fenomeno destinato a crescere.