La parola d’ordine è “solidarietà”, ma questa volta con un’aggiunta che pesa: obbligatoria. È uno dei passaggi più sensibili dell’ultima iniziativa del Parlamento europeo contro la carenza di farmaci nel Mercato unico, con l’obiettivo di evitare che, in caso di penurie di medicinali critici, alcuni Paesi riescano a proteggersi mentre altri restano scoperti. Una logica che, quando la continuità delle cure è minacciata, trasforma la cooperazione tra Stati membri da scelta politica a impegno vincolante.
A veicolare la posizione di Strasburgo è il rapporto della commissione Sanità dell’Europarlamento sulla proposta di regolamento del Critical medicines act, la proposta legislativa della Commissione Ue che che punta a rendere più resiliente l’approvvigionamento dei medicinali. Nel comunicato ufficiale, l’Assemblea sottolinea che una quota rilevante delle carenze segnalate deriva da problemi di produzione e tra i medicinali più esposti rientrano categorie centrali anche per la farmacia territoriale, dagli antibiotici ai vaccini, fino ai farmaci per patologie croniche.
Sul tema, come noto, l’Ema da tempo lavora con gli Stati membri attraverso strutture dedicate e strumenti operativi. Non a caso, la nota stampa con cui l’Agenzia commenta la presa di posizione di Strasburgo richiama i sistemi di governance già in vigore per contrastare le carenze e, soprattutto, il meccanismo di solidarietà (volontaria però) che viene in aiuto dei Paesi membri quando non riescono a ripristinare la fornitura con misure ordinarie. È proprio qui che il messaggio del Parlamento segna una possibile discontinuità: l’idea che la solidarietà, finora incardinata su base volontaria e negoziale, debba diventare un principio operativo “dovuto” nelle penurie più critiche, così da rendere davvero unico un mercato che oggi, nei fatti, resta frammentato.
Dal lato dell’industria, Efpia ha commentato con toni prudenti l’esito del voto: «Resta la preoccupazione che alcuni elementi del testo adottato rischino di annacquare l’impianto originario del Critical Medicines Act». Alla Farmindustria europea, in particolare, non piace l’ambito applicativo (troppo ampio) della direttiva, l’impostazione di alcuni strumenti di procurement e i criteri che potrebbero introdurre vincoli non proporzionati senza adeguata valutazione d’impatto.
La partita ora passa ai negoziati con il Consiglio europeo, ma la direzione politica è tracciata: di fronte a carenze diventate strutturali, il Parlamento punta a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione e, soprattutto, a rendere effettivo un principio che per la farmacia è già pratica quotidiana: garantire continuità terapeutica anche quando la disponibilità del farmaco smette di essere scontata.