Il vomito rappresenta l’effetto acuto critico dell’esposizione alla cereulide, la tossina emetica termostabile prodotta dal Bacillus cereus e ritrovata di recente in formule per lattanti di più aziende. Lo riferisce il rapporto redatto dall’European Food Safety Authority (Efsa) su incarico della Commissione europea: pubblicato nei giorni scorsi, il paper fissa una dose di riferimento estremamente prudenziale per i neonati – 0,014 microgrammi per chilo di peso corporeo – tenendo conto della loro ridotta capacità di metabolizzare ed eliminare le sostanze estranee. Sulla base dei dati tossicologici disponibili, l’Autorità europea individua quindi nell’emesi l’endpoint critico e, incrociando le soglie di sicurezza con i consumi medi di latte ricostituito, avverte che concentrazioni superiori a 0,054 microgrammi per litro nelle formule per lattanti (e 0,1 microgrammi per litro in quelle di proseguimento) possono già superare l’esposizione acuta tollerabile. È questo il presupposto scientifico che ha portato, nelle ultime settimane, a una serie di richiami precauzionali in diversi Paesi europei.
In Italia la catena degli eventi è stata ricostruita dal ministero della Salute in una circolare diffusa all’inizio della settimana. Secondo quanto riportato, l’episodio sarebbe riconducibile all’impiego di olio di acido arachidonico contaminato importato dalla Cina, utilizzato nella produzione di acidi grassi polinsaturi presso uno stabilimento situato in Svizzera e successivamente impiegato per realizzare formule destinate ai lattanti in vari siti europei. Al momento non risultano produttori italiani coinvolti, sebbene la distribuzione dei prodotti interessati abbia raggiunto anche il nostro Paese. Il ministero della Salute ha quindi disposto il richiamo di specifici lotti, tra cui alcune confezioni di Alfamino commercializzate da Nestlé, invitando le farmacie a esporre gli avvisi al pubblico e raccomandare l’immediata consultazione medica in presenza di sintomi compatibili – nausea, vomito, crampi addominali o diarrea – insorti entro poche ore dall’assunzione. Le indicazioni operative prevedono inoltre la sospensione immediata del prodotto sospetto, la conservazione di eventuali campioni per le analisi di laboratorio e la segnalazione dei casi alle autorità sanitarie competenti.
Intanto nel Regno Unito la Uk Health Security Agency ha comunicato di aver ricevuto, al 3 febbraio, 36 notifiche cliniche relative a bambini che avevano consumato lotti coinvolti e presentavano sintomi coerenti con un’intossicazione da cereulide. I casi si distribuiscono tra Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord e Dipendenze della Corona, con un numero pressoché equivalente di maschi e femmine. L’agenzia sanitaria precisa che i disturbi compaiono da 15 minuti fino a sei ore dopo l’ingestione e sono «più comunemente vomito», talvolta accompagnato da diarrea e crampi; nella maggior parte dei casi si risolvono entro 24 ore in assenza di ulteriore esposizione, ma il rischio aumenta nei soggetti immunocompromessi.
La Food Standards Agency ha confermato che la contaminazione proviene da un fornitore terzo condiviso e che l’ingrediente interessato è proprio l’olio di acido arachidonico; lo stesso fornitore rifornisce anche Danone, che ha richiamato un proprio lotto a fine gennaio. Un rapporto del European Centre for Disease Prevention and Control stima un’esposizione “da bassa a moderata” in funzione dell’età, con un livello di rischio considerato “moderato” sotto l’anno di vita.
Nestlé France, infine, ha annunciato Oltralpe un richiamo supplementare di un ulteriore lotto di latte infantile Guigoz, dopo l’aggiornamento delle metodologie di analisi della tossina cereulide, ampliando così l’elenco dei prodotti ritirati a scopo cautelativo.