Oltre 5.700 medici di famiglia mancanti, carenze in 18 regioni e un carico medio che supera ormai i 1.380 assistiti per professionista: numeri che fotografano una desertificazione ormai strutturale della medicina generale, con effetti sempre più tangibili sull’accesso alle cure territoriali. È il quadro delineato dall’ultima analisi della Fondazione Gimbe, che evidenzia come la difficoltà a trovare un medico di famiglia non sia più un fenomeno circoscritto alle aree interne ma riguardi anche le grandi città, con ricadute dirette sull’intero sistema dell’assistenza primaria e, a cascata, sui presidi sanitari di prossimità come le farmacie.
Il dato di partenza è la contrazione dell’offerta: tra il 2019 e il 2024 i medici di medicina generale sono diminuiti di oltre 5.100 unità (-14,1%), scendendo a 36.812 professionisti a fronte di una popolazione che invecchia rapidamente e presenta bisogni assistenziali sempre più complessi. Nel 2025 gli over 65 sfiorano i 14,6 milioni e oltre la metà convive con più patologie croniche, una condizione che aumenta la domanda di assistenza continuativa e personalizzata.
La conseguenza immediata è l’aumento della pressione sui medici attivi: ogni mmg segue in media 1.383 assistiti, ben oltre il parametro ottimale di 1.200 fissato a livello nazionale. In alcune regioni, come la Lombardia, si superano i 1.500 pazienti per medico, mentre anche territori tradizionalmente meno critici mostrano segnali di saturazione. Questo livello di carico, osserva Gimbe, riduce il tempo disponibile per ciascun paziente, limita di fatto la libera scelta e rende sempre più difficile trovare un medico disponibile vicino a casa.
La distribuzione territoriale delle carenze conferma un problema diffuso ma con forti squilibri regionali. La stima al 1° gennaio 2025 indica un fabbisogno di 5.716 mmg mancanti, concentrati soprattutto nelle regioni più popolose: Lombardia (-1.540), Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394) e Lazio (-358). Solo Basilicata, Molise e Sicilia non registrano carenze a livello medio regionale, anche se la Fondazione sottolinea come possano comunque esistere ambiti territoriali scoperti anche in queste realtà.
Il quadro è destinato a peggiorare nel breve periodo per effetto del ricambio generazionale insufficiente. Tra il 2025 e il 2028 sono previsti oltre 8.180 pensionamenti, con picchi rilevanti in Campania, Lombardia e Lazio. A fronte di queste uscite, il numero di nuove leve non è in grado di compensare il turnover: dopo il picco legato ai finanziamenti straordinari del periodo pandemico, le borse di studio per la formazione in medicina generale sono tornate a diminuire, scendendo a poco più di 2.200 nel 2025.
Non solo: la professione perde attrattività, come dimostra la mancata copertura di numerosi posti disponibili in diverse regioni, soprattutto del Nord, e un tasso di abbandono dei percorsi formativi che si aggira attorno al 20%. Anche nello scenario più favorevole, segnala Gimbe, al 2028 resterà un gap di oltre 2.700 medici, destinato ad ampliarsi se si considerano pensionamenti anticipati e rinunce.
Sul piano normativo e organizzativo, le risposte messe in campo finora appaiono prevalentemente tampone: innalzamento dell’età pensionabile, deroghe ai massimali di assistiti, possibilità per i medici in formazione di acquisire pazienti. Misure che contribuiscono a contenere l’emergenza ma non incidono sulle cause strutturali, a partire dalla programmazione insufficiente e dalla scarsa attrattività della professione. Anche il recente aggiornamento del rapporto ottimale (da 1 ogni 1.000 a 1 ogni 1.200 assistiti) rischia di produrre un effetto distorsivo, riducendo sulla carta le “zone carenti” senza risolvere il problema reale.
Per il sistema territoriale nel suo complesso, e quindi anche per la farmacia, le implicazioni sono rilevanti. La carenza di medici di famiglia indebolisce il primo livello di accesso al Servizio sanitario nazionale, aumentando il ricorso improprio ad altri canali e creando vuoti assistenziali nelle comunità locali. In contesti privi di mmg, la farmacia si trova spesso a gestire una domanda crescente di orientamento sanitario e servizi, ma al tempo stesso risente della perdita di un interlocutore clinico fondamentale e di un presidio che contribuisce a generare flussi di utenza e continuità assistenziale.
«Senza una visione d’insieme – avverte Nino Cartabellotta – Governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate per tamponare una grave crisi che richiede invece una riforma organica e coraggiosa della medicina generale». E ancora: «Oggi i dati documentano che il problema si è spostato dalla mancata programmazione alla scarsa attrattività della professione di mmg, soprattutto nelle grandi Regioni del Nord, dove i giovani medici tendono ad orientarsi verso opportunità professionali più vantaggiose. Nella vita quotidiana cresce il numero di persone senza medico di famiglia: una condizione che ostacola l’accesso al Ssn, riduce la qualità dell’assistenza territoriale e aumenta i rischi per la salute, soprattutto di anziani e persone fragili».