«Dopo l’eliminazione del payback dell’1,83%, sarà previsto un compendio della spesa farmaceutica non punitivo». È il passaggio con cui il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato hrilancia, in un’intervista al format Radar della piattaforma digitale Urania News, la linea del Governo sulla riforma del Testo unico della legislazione farmaceutica: superare i meccanismi correttivi “ex-post” e orientare la governance verso strumenti programmatori più sostenibili per l’industria.
Nel colloquio, il sottosegretario lega la revisione delle regole della spesa a un obiettivo più ampio, ossia «rendere il farmaco più accessibile» e, al tempo stesso, «aumentare l’attrattività per le industrie farmaceutiche». In questo quadro, la riforma viene presentata come un intervento di sistema che affianca alla revisione dei tetti e dei payback un rafforzamento delle infrastrutture digitali, a partire dal Fascicolo sanitario elettronico, destinato – nelle intenzioni – a evolvere da strumento di monitoraggio a leva attiva di governo clinico.
Proprio sul Fascicolo si concentra uno dei passaggi più operativi dell’intervista. «I fascicoli sanitari raccoglieranno la storia clinica del paziente e non saranno più solo uno strumento di controllo della spesa, ma uno strumento attivo per migliorare le performance sanitarie», afferma Gemmato, indicando tra gli utilizzi anche la gestione dei pazienti cronici, con la prospettiva di ricette valide fino a 12 mesi. Un’indicazione che, se tradotta in pratica, avrebbe ricadute dirette sull’organizzazione delle cure territoriali e sul ruolo delle farmacie.
Altro capitolo è quello dell’assistenza territoriale. Il sottosegretario ricorda che sono in fase di realizzazione 1.363 Case della comunità, con un tasso di attivazione pari al 24% rispetto agli obiettivi del Pnrr e con differenze territoriali tra Nord e Sud. In questo contesto, le farmacie dei servizi vengono richiamate come snodo della rete: l’intenzione è rafforzarne il ruolo nell’erogazione di prestazioni a bassa complessità diagnostica, «insieme ai laboratori di analisi», con un progressivo innalzamento del livello di complessità. Secondo Gemmato, questo modello starebbe già contribuendo a ridurre le liste d’attesa.
Sul versante della spesa, il sottosegretario riconosce la dinamica crescente legata all’invecchiamento della popolazione e all’introduzione di terapie innovative, ma indica una leva precisa di riequilibrio: la redistribuzione dei canali di erogazione. «Puntiamo a spostare il 90% della distribuzione diretta dei farmaci dalle farmacie ospedaliere alle farmacie convenzionate, pubbliche e private», afferma. Una strategia che viene già sperimentata con le gliflozine, per le quali – secondo i dati forniti – si registrerebbero risparmi per 9,2 milioni di euro in un trimestre e una proiezione annua superiore a 36 milioni, anche grazie all’abolizione dei piani terapeutici.
Nel complesso, dall’intervista emerge una linea che tiene insieme revisione dei meccanismi di finanziamento, potenziamento degli strumenti digitali e rafforzamento dell’assistenza territoriale, con le farmacie chiamate a svolgere un ruolo più ampio sia sul piano clinico sia su quello distributivo. Resta da verificare, nella traduzione normativa del Testo unico, come questi indirizzi verranno declinati in misure operative e quali saranno gli equilibri tra sostenibilità della spesa, accesso alle cure e tenuta della filiera.