Seguire correttamente le terapie resta uno dei nodi più critici per la sostenibilità del sistema sanitario e per gli esiti di cura, in particolare in una popolazione che invecchia rapidamente e accumula trattamenti. In occasione della Giornata mondiale dell’aderenza terapeutica, la Società italiana di farmacologia (Sif) richiama l’attenzione su un fenomeno che, anche in Italia, continua ad avere dimensioni rilevanti: tra gli over 65 una quota consistente di pazienti assume numerosi farmaci ogni giorno e proprio la complessità dei regimi terapeutici rappresenta uno dei principali fattori di rischio per errori, interruzioni e uso improprio.
Nel messaggio diffuso per la ricorrenza, la Sif sottolinea come l’aderenza non sia un aspetto accessorio, ma una componente strutturale del percorso di cura. «La promozione dell’aderenza alla terapia non è solo una responsabilità clinica, ma anche un dovere etico nei confronti dei pazienti e della collettività», afferma il presidente Armando Genazzani, richiamando il legame diretto tra corretto uso dei medicinali, efficacia delle cure e contenimento degli sprechi. Interruzioni anticipate, assunzioni irregolari o modifiche autonome dei dosaggi restano infatti comportamenti diffusi, che possono compromettere i benefici attesi e aumentare il rischio di complicanze.
Uno dei punti centrali evidenziati dalla società scientifica riguarda la gestione della politerapia, sempre più frequente nella popolazione anziana. In questi pazienti, l’accumulo progressivo di prescrizioni può rendere difficile orientarsi tra le diverse indicazioni e favorire errori o scarsa aderenza. In questo contesto si inserisce il tema del deprescribing, ossia la revisione sistematica dei trattamenti per individuare e sospendere quelli non più necessari o potenzialmente inappropriati. Un approccio che, secondo la Sif, dovrebbe diventare parte integrante della pratica clinica, al pari dell’avvio della terapia.
«Ogni trattamento» osserva Genazzani «deve essere accompagnato da un’attenta comunicazione con il paziente e da una valutazione continua del rapporto rischio-beneficio», ricordando che l’autorizzazione regolatoria dei farmaci rappresenta solo l’inizio del loro percorso nella pratica reale. È proprio nella gestione quotidiana, aggiunge, che diventano determinanti il monitoraggio continuo e il coinvolgimento attivo del paziente, condizioni indispensabili per garantire un’aderenza adeguata.
La revisione delle prescrizioni, prosegue la Sif, non deve essere considerata un passaggio straordinario, ma una fase fisiologica del percorso terapeutico. «Non solo iniziare una terapia in modo appropriato, ma anche saperla riconsiderare, ridurre o sospendere quando il bilancio rischio-beneficio non è più favorevole», sottolinea ancora il presidente, indicando una prospettiva di cura sempre più centrata sul paziente e sulla sostenibilità complessiva del sistema.
Accanto agli aspetti strettamente clinici, emerge poi con forza il peso dei determinanti sociali. La non aderenza, viene ricordato anche nel dibattito istituzionale, è spesso il riflesso di fragilità più ampie, che riguardano il contesto familiare, economico e relazionale del paziente. In questa chiave, l’aderenza non può essere affrontata esclusivamente sul piano prescrittivo, ma richiede modelli di presa in carico capaci di integrare dimensione sanitaria e sociale, facilitando l’accesso ai servizi e l’orientamento dei cittadini.
Il richiamo della Sif si inserisce così in un quadro più ampio, in cui la gestione delle terapie croniche e della multimorbilità rappresenta una delle principali sfide per il sistema sanitario. In questo scenario, la prossimità delle cure e il coinvolgimento attivo dei professionisti sul territorio – a partire dai medici di medicina generale e dalle farmacie – diventano leve decisive per intercettare precocemente i problemi di aderenza e accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso terapeutico.