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Il Sole 24 Ore: all’orizzonte prescrizione infermieristica su presidi e protesica

21 Gennaio 2026

La riforma dei percorsi universitari per la formazione degli infermieri, appena avviata dal ministero dell’Università e della Ricerca, riaccende un tema che interessa da vicino anche il mondo della farmacia: l’ipotesi che, in prospettiva, gli infermieri possano arrivare a prescrivere ricette, oggi appannaggio esclusivo dei medici. A segnalarlo è un articolo pubblicato ieri dal Sole 24 Ore, che collega l’introduzione di nuove lauree magistrali in area clinica a uno «spiraglio importante» nello sviluppo di una professione che in Italia vive una grave crisi di attrattività e una carenza stimata in almeno 60mila unità.

Secondo quanto riferisce il quotidiano, il Mur ha trasmesso il 31 dicembre scorso al Parlamento, per i pareri di rito, lo “schema di decreto ministeriale recante modifiche al decreto ministeriale 8 gennaio 2009, concernente determinazione delle classi delle lauree magistrali delle professioni sanitarie”. Il provvedimento introduce tre nuovi percorsi biennali specialistici, riservati a chi è già in possesso della laurea triennale, che andrebbero ad affiancare la magistrale in scienze infermieristiche già esistente, oggi orientata soprattutto alla formazione di figure manageriali e apicali.

Le tre nuove figure individuate dal Sole 24 Ore sono l’infermiere di famiglia e comunità esperto nelle cure primarie, destinato a operare nelle Case e negli Ospedali di comunità finanziati dal Pnrr con focus su prevenzione, cronicità e assistenza territoriale e domiciliare; l’infermiere specialistico nelle cure intensive e nell’emergenza, da impiegare nei contesti con pazienti più critici come blocchi operatori, terapie intensive e pronto soccorso; e infine l’infermiere esperto nelle cure neonatali e pediatriche, che potrebbe trovare collocazione sia nei reparti ospedalieri sia negli ambulatori territoriali specializzati, fino agli ospedali pediatrici.

Per il quotidiano, l’avvio di queste tre nuove magistrali potrebbe avvenire già dal prossimo anno accademico oppure, più probabilmente, dal 2027/2028. Ma il punto che apre una prospettiva nuova anche sul piano organizzativo e regolatorio è quello delle competenze: tra le abilità individuate per i nuovi percorsi, infatti, si ipotizza la possibilità per i laureati magistrali di arrivare a redigere prescrizioni, seppure in un perimetro specifico e coerente con l’attività assistenziale.

Il Sole 24 Ore precisa che non si tratterebbe di una “prescrizione” in senso ampio, ma di prescrizioni infermieristiche riferite a presidi, ausili e tecnologie legati all’assistenza: ad esempio dispositivi per l’incontinenza, materiali per medicazioni, presidi per stomie come sacche e cateteri. Un’ipotesi di cui – ricorda l’articolo – si discute da tempo e che in passato avrebbe suscitato perplessità nel mondo medico. In ogni caso, perché il passaggio possa concretizzarsi, dovrebbe essere definito anche sul piano normativo e potrebbe rientrare nella delega di riforma delle professioni sanitarie «appena sbarcata in Parlamento».

La cornice entro cui si inserisce la riforma è quella della crisi strutturale della professione infermieristica. Il quotidiano riporta che, per la prima volta, quest’anno i candidati alla laurea triennale in infermieristica sarebbero stati meno dei posti disponibili. Un segnale che rafforza l’obiettivo, dichiarato dalle istituzioni, di rendere più attrattivo il percorso professionale, valorizzandone competenze e prospettive. In questo senso, il ministro della Salute Orazio Schillaci – citato dal Sole 24 Ore – ha ricordato le misure economiche già introdotte: «Siamo intervenuti nella Legge di bilancio aumentando l’indennità di specificità per gli infermieri. La carenza è un problema complesso, gli infermieri non mancano solo in Italia ma in Europa e anche in Usa e in Giappone. credo che sia importante rendere di nuova attrattiva la professione».

La stessa relazione illustrativa al decreto del Mur, sempre secondo l’articolo, inquadra la riforma partendo da due criticità: «L’attuale scenario italiano in materia di assistenza sanitaria è caratterizzato dalla compresenza di due principali criticità: da un lato, la carenza di personale, in particolare infermieristico; dall’altro, la limitata attrattività di alcune professioni sanitarie». Da qui la necessità di una revisione delle classi di laurea magistrale “in funzione dei nuovi saperi”, con percorsi che prevedano anche metodologie didattiche più avanzate e interattive, laboratori sperimentali, strumenti digitali e simulazione clinica in skill lab, oltre a tirocini obbligatori in ospedali e servizi sociosanitari residenziali, domiciliari e di comunità.

È in questo quadro che si colloca la competenza che, nelle parole riportate dal Sole 24 Ore, potrebbe rappresentare la base per un’evoluzione verso la ricetta infermieristica: la possibilità di «valutare e indicare trattamenti assistenziali, presidi sanitari, ausili, tecnologie specifiche o altro necessari a garantire continuità e sicurezza delle cure». Un passaggio che, se definito con chiarezza e limiti precisi, avrebbe l’obiettivo di rafforzare il ruolo operativo dell’infermiere nei percorsi assistenziali, soprattutto sul territorio e nella gestione della cronicità, contribuendo al tempo stesso a dare alla professione nuove prospettive e maggiore riconoscimento.