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Influenza, per Simg picco entro fine gennaio e code sino a primavera

13 Gennaio 2026

Le previsioni dicevano fine dicembre e invece dovrebbe arrivare tra un paio di settimne, massimo fine gennaio, il picco dell’influenza stagionale 2025-2026. La previsione è della Simg, la Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie, che comunque invita a non abbassare la guardia: che la pressione su ospedali e strutture sanitarie potrebbe non esaurirsi rapidamente e proseguire con una “coda” anche nelle settimane primaverili. Un profilo temporale anomalo, legato alla circolazione di più virus respiratori e in particolare alla sottovariante K dell’influenza A, che sta contribuendo all’aumento dei ricoveri per complicanze respiratorie.

Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto superiore di sanità, l’incidenza delle sindromi influenzali si attesta attorno a 14 casi ogni mille assistiti nella popolazione adulta, ma sale in modo marcato nei bambini sotto i quattro anni, dove si raggiungono circa 37 casi ogni mille. Dall’inizio della stagione, e in particolare durante il periodo delle festività, il conteggio degli italiani colpiti dall’influenza ha toccato i 7,5 milioni, con oltre 800mila nuovi casi registrati nella prima settimana del 2026, segno di una circolazione ancora molto sostenuta.

Il quadro virologico resta complesso. I ceppi dominanti sono quelli dell’influenza A, in particolare i sottotipi H1N1 e H3N2, responsabili della maggior parte delle forme febbrili. Accanto a questi continuano però a circolare Sars-CoV-2, virus respiratorio sinciziale, rhinovirus e virus parainfluenzali, una compresenza che rende più difficile sia la lettura dei dati epidemiologici sia la gestione clinica, soprattutto nei soggetti fragili. I ricoveri per forme gravi risultano nel complesso in linea con la scorsa stagione, ma concentrati in un arco temporale più ristretto, con un impatto più brusco sugli ospedali. Le complicanze colpiscono in modo particolare anziani, pazienti cronici e non vaccinati, e il sottotipo A(H1N1) è quello più frequentemente associato ai quadri severi.

In questo contesto, la Simg richiama l’attenzione su una gestione dei sintomi che sia rigorosa dal punto di vista farmacologico. Il paracetamolo resta l’antipiretico e analgesico di prima scelta, per il suo profilo di sicurezza se impiegato alle dosi corrette, mentre gli antinfiammatori non steroidei possono essere utilizzati con cautela valutando comorbidità e terapie in corso. È invece sconsigliato l’impiego di cortisonici, perché possono interferire con la risposta immunitaria e aumentare il rischio di complicanze, così come è ribadita l’inappropriatezza degli antibiotici nelle infezioni virali, da riservare esclusivamente ai casi di sospetta sovrainfezione batterica su prescrizione medica.