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Rapporto cronicità, la ricetta di Fnopi: sviluppare l’infermiere di famiglia

30 Maggio 2018

I malati cronici vogliono l’assistenza degli infermieri e l’evoluzione che in molte Regioni sta conoscendo la figura dell’infermiere di famiglia e di comunità va proprio nella direzione di rispondere ai bisogni dei cittadini. E’ in sintesi quanto sostiene Fnopi, la Federazione degli ordini degli infermieri, nel comunicato diffuso ieri per commentare il Rapporto del Cnamc professionale: come già avevano dimostrato le prime evidenze dell’Osservatorio civico Fnopi-Cittadinanzattiva, scrive la Federazione, «i cittadini hanno esplicitamente dichiarato che vorrebbero essere assistiti da un infermiere nella farmacia dei servizi (65,55%), poter scegliere o disporre di un infermiere di famiglia come con il medico di medicina generale (78,61%), avere la possibilità di consultare un infermiere esperto in trattamento di ferite/lesioni cutanee (86,09%), avere un infermiere disponibile anche nei plessi scolastici».

«Ci rendiamo conto pienamente dei bisogni dei cittadini» spiega la presidente della Fnopi, Barbara Mangiacavalli (foto) «tanto che nel 2017 abbiamo costituito una Consulta permanente delle associazioni dei pazienti e cittadini, di cui fa parte anche Cittadinanazattiva, perché esista un luogo di confronto e comunicazione permanente tra infermieri e associazioni dei pazienti». «Tutti i ruoli professionali» rincara Cosimo Cicia, componente del Comitato centrale della Federazione Fnipi «dovranno adattarsi ai nuovi percorsi che fanno parte di compiti e ruoli che gli infermieri svolgono ogni giorno, sono caratteristici della loro professionalità e della loro mission di “prendersi cura” delle persone».

Le loro proposte con cui gli infermieri intendono affrontare i problemi della cronicità, così, mettono in primo piano la ristrutturazione dell’assistenza con una più massiccia presenza degli infermieri sul territorio, la ridefinizione dei modelli organizzativi «per tutelare i cittadini e allineare le rinnovate responsabilità della categoria», lo sviluppo di percorsi di presa in carico nell’ambito della cronicità sul territorio, la ricerca di «sinergie tra le professioni per il perseguimento di obiettivi comuni». «Lo scenario da ricercare» conclude Cicia «è quindi quello di una “trasformazione strutturale” nell’organizzazione del lavoro che deve lasciare spazio a figure che, in linea con quanto indicato dagli organismi internazionali, si occupano dell’assistenza. Dobbiamo riuscire ad aumentare rapidamente il rapporto infermieri/medici per accompagnare l’evoluzione dei bisogni e migliorare appropriatezza e sostenibilità del sistema, soprattutto nelle Regioni in cui demografia ed epidemiologia rendono il gap tra bisogni e offerta più ampio».

Commenta il Rapporto di Cittadinanzattiva anche la Fofi: «Nel rapporto» scrive il presidente, Andrea Mandelli, in una nota diffusa ieri «ritroviamo molte delle criticità che anche la nostra professione sta denunciando da tempo. E quanto all’assistenza farmaceutica, mi sembra evidente che molte difficoltà provengano dall’assenza dei farmaci innovativi nella distribuzione territoriale e dalla possibilità di prescrizione da parte del medico di medicina generale». Torna poi il tema della disparità tra Regioni nell’accesso all’assistenza e le inadeguatezze nella prevenzione. «Certamente molto dipende dall’insufficiente finanziamento del Fondo sanitario» conclude Mandelli «ma anche da uno scarso coordinamento tra i provvedimenti che devono rendere effettivamente fruibili le prestazioni previste dai Lea, che rischiano sempre più spesso di restare solo affermazioni di principio».