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Salute, AI già al secondo posto tra i media più consultati dagli italiani

3 Febbraio 2026

Il 42,8% degli italiani utilizza già piattaforme di intelligenza artificiale per cercare informazioni sulla salute, collocandole subito dopo Google tra gli strumenti più usati. È il dato più significativo che emerge dallo studio “Salute Artificiale”, presentato ieri a Milano nella sede di Assolombarda e rilanciato dal Sole 24 Ore, che documenta con numeri inediti come l’IA generativa stia entrando rapidamente nelle abitudini sanitarie quotidiane del Paese.

La ricerca conferma innanzitutto che informarsi online su sintomi, malattie e terapie è ormai la normalità: il 94,2% degli italiani ricorre a internet o a strumenti digitali per orientarsi in ambito sanitario e oltre la metà lo fa con frequenza regolare. In questo scenario, l’ascesa dell’intelligenza artificiale appare particolarmente rapida se si considera che applicazioni come Chatgpt sono diventate di uso comune solo negli ultimi anni. Oggi l’IA è già il secondo canale informativo dopo Google, con una diffusione che cresce soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione.

La spaccatura generazionale è infatti uno degli elementi più evidenti dello studio. Tra i 18 e i 34 anni l’intelligenza artificiale ha superato il motore di ricerca tradizionale come primo strumento per le ricerche sulla salute, mentre tra gli over 54 il primato resta saldamente nelle mani di Google e l’IA rimane marginale. «Non si tratta di una differenza marginale, ma di due modelli completamente diversi di rapportarsi all’informazione medica», spiega Antonio Preiti, autore della ricerca. «I giovani dialogano con l’IA come fosse un consulente sempre disponibile, gli adulti mantengono l’approccio classico della ricerca online».

Lo studio mette in luce anche come la visita medica non sia più un momento isolato. L’85,7% degli italiani dichiara di informarsi su internet o tramite intelligenza artificiale prima o dopo l’appuntamento con il medico, e quasi due terzi utilizzano quanto trovato online per verificare diagnosi e terapie ricevute. In molti casi questo processo porta a mettere in discussione le indicazioni del professionista, segno di una relazione di cura sempre più condizionata dal digitale.

Il passaggio più critico riguarda però chi va oltre la verifica e arriva all’auto-gestione delle cure. Il 14,1% degli intervistati afferma di aver modificato o interrotto una terapia basandosi su informazioni reperite online senza consultare il medico, e una quota non trascurabile lo fa in modo ripetuto. «Sono i ribelli silenziosi della sanità contemporanea», avverte Federico Gelli, presidente di Fondazione Italia in Salute. «Non contestano apertamente il medico, ma prendono decisioni autonome sulla base di ciò che leggono online o chiedono all’intelligenza artificiale».

Nel complesso, la ricerca descrive il passaggio da un modello duale, fondato sul rapporto medico-paziente, a un modello triangolare in cui l’informazione digitale diventa un terzo attore stabile. «L’intelligenza artificiale generativa obbliga i medici a ridefinire la relazione con i pazienti», sottolinea Antonio Palmieri, presidente di Fondazione Pensiero Solido. «L’algoritmo ascolta, risponde con pazienza e gentilezza e può risultare molto autorevole. Sta a noi evitare di essere superati dall’empatia artificiale». Una trasformazione che pone nuove sfide al sistema sanitario e ai professionisti, chiamati a confrontarsi con un paziente sempre più informato – e talvolta disintermediato – dal digitale.