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Spesa farmaceutica, anche per la Corte dei conti l’allarme viene dagli acquisti diretti

21 Gennaio 2026

La spesa farmaceutica “tiene” sul canale convenzionato, ma continua a correre sugli acquisti diretti. È, in sintesi, una delle evidenze su cui la Corte dei conti accende i riflettori nella Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali (esercizi 2023-2024), che alla farmaceutica dedica i capitoli 6.2, 6.3 e 6.4. Il messaggio per i decisori è chiaro: se la spesa territoriale convenzionata appare ormai strutturalmente sotto controllo, è la componente ospedaliera e “diretta” a determinare gli sforamenti e a rendere più complessa la governance dei tetti.

Nel capitolo 6.2 la Corte fotografa l’andamento della farmaceutica convenzionata, ricordando che a livello nazionale nel 2024 la spesa rispetta il tetto di riferimento: l’incidenza si attesta al 6,28% del Fondo sanitario nazionale, «inferiore di 0,52 punti percentuali rispetto al limite del 6,80%», con una spesa pari a 8.353,1 milioni e un “avanzo” di 691,5 milioni rispetto al tetto programmato. Il dato, però, non è uniforme sul territorio: otto Regioni superano la soglia, con scostamenti cumulati di circa 98 milioni. Nel confronto con il 2023, la convenzionata cresce di 268,9 milioni (+3,22%), accompagnata dall’aumento del numero di ricette di 7,3 milioni (+1,27%); cresce in modo contenuto anche la compartecipazione totale dei cittadini, da 1.481,2 a 1.501,9 milioni (+1,4%).

Molto diverso il quadro delineato nel capitolo 6.3, dedicato agli acquisti diretti. Nel periodo gennaio-novembre 2024 la spesa netta per acquisti diretti (al netto di payback, farmaci innovativi coperti da fondo dedicato e gas medicinali) raggiunge 15,06 miliardi di euro e pesa per l’11,32% del FSN, «superando ampiamente il tetto programmato dell’8,5% del Fsn», con uno scostamento nazionale di oltre 4 miliardi. La Corte ricostruisce anche il “perimetro” di calcolo: dalla spesa tracciata di circa 16,25 miliardi vengono detratti 415,7 milioni di payback e 775,3 milioni di farmaci innovativi coperti dal fondo, arrivando al dato finale dei 15,06 miliardi. Le differenze regionali sono marcate: i valori più elevati di incidenza si registrano in Sardegna (13,48%), Campania (13,21%), Friuli-Venezia Giulia (13,15%), Emilia-Romagna (12,44%), Abruzzo (12,41%), Marche (12,29%), con scostamenti che in alcuni casi superano i 182 milioni (Sardegna) e arrivano a 611 milioni (Campania). Sotto il 10% rientrano soltanto la Provincia autonoma di Trento (9,90%) e la Lombardia (9,44%), che pur con un’incidenza contenuta registra volumi assoluti molto elevati (2,11 miliardi). La conclusione dei magistrati è netta: «nessuna Regione riesce a rientrare nei limiti normativamente fissati».

Nel capitolo 6.4, infine, la Corte tira le somme sulla spesa farmaceutica complessiva (convenzionata + acquisti diretti, inclusi i gas medicinali). Nel periodo gennaio-dicembre 2024 l’aggregato raggiunge 23,66 miliardi, in aumento di circa 1,9 miliardi rispetto al 2023, e l’incidenza media sul Fsn sale dal 17,07% al 17,79%. Il dato più rilevante è che «tutte le Regioni hanno superato il tetto programmato complessivo», fissato al 15,30% del Fsn. Anche qui emergono divari territoriali: molte realtà del Nord restano sotto la media nazionale (con l’eccezione di Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna), mentre gli scostamenti più elevati si concentrano nel Mezzogiorno e nelle Isole, con Sardegna (20,66%) e Campania (20,29%) in testa. Conclusione, per la Corte diventa sempre più centrale una governance capace di bilanciare accesso alle terapie e controllo della spesa, evitando che lo sforamento strutturale diventi la nuova normalità.