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Spese per farmaci e cure, Altroconsumo: rinunce per un italiano su quattro

28 Gennaio 2026

Per una quota crescente di famiglie italiane, la spesa sanitaria non è più una voce gestibile con relativa tranquillità ma un terreno di continue rinunce. Negli ultimi dodici mesi, il 27% degli italiani ha avuto difficoltà a sostenere costi sanitari essenziali come visite, esami, farmaci e cure, una percentuale che sale al 33% nei nuclei in cui è presente almeno una persona affetta da patologie croniche. È uno dei dati più rilevanti che emergono dall’indagine realizzata da Altroconsumo, che fotografa con chiarezza l’impatto economico della salute sui bilanci familiari.

La ricerca è stata condotta tra giugno e settembre 2025 attraverso un questionario somministrato a 1.415 cittadini tra i 18 e i 74 anni, selezionati in modo da rappresentare la popolazione italiana per età, genere, livello di istruzione e area geografica. Ne emerge un Paese spaccato, in cui le difficoltà sono più marcate al Sud, ma tutt’altro che assenti nelle regioni economicamente più forti. In Campania, quattro famiglie su dieci dichiarano problemi nel far fronte alle spese sanitarie; in Sicilia e Puglia la quota è del 36%. Anche in Lombardia e nel Lazio, però, le percentuali restano significative, rispettivamente al 20 e al 17%.

Il capitolo che riguarda farmaci e prodotti per la salute è particolarmente rilevante per le farmacie. Le spese per medicinali, con o senza prescrizione, interessano quasi nove famiglie su dieci e rappresentano la voce sanitaria più diffusa. Non sorprende quindi che, quando il bilancio si tende, siano proprio queste spese a essere oggetto di valutazioni e rinvii. Un quarto degli intervistati riferisce che nell’ultimo anno almeno un componente del nucleo familiare ha rimandato o rinunciato a una spesa sanitaria necessaria per motivi economici. Tra le prestazioni più spesso sacrificate figurano anche i farmaci senza ricetta, insieme a visite mediche ed esami.

Le conseguenze di queste scelte forzate non sono marginali. Nel 45% dei casi il rinvio ha comportato problemi significativi sulla salute o sulla qualità della vita, mentre nel 10% l’impatto è stato definito grave. Dati che indicano come dietro a una rinuncia economica possa nascondersi un peggioramento clinico tutt’altro che trascurabile.

Accanto ai farmaci, l’indagine passa in rassegna le altre principali voci di spesa sanitaria. In media, una famiglia italiana spende 1.723 euro all’anno per cure, servizi e prodotti legati alla salute; per il 26% dei nuclei questa cifra assorbe almeno il 20% del reddito netto annuo. Dopo i farmaci, le spese più frequenti riguardano le cure dentistiche, che coinvolgono il 59% delle famiglie, e occhiali e lenti da vista, citati dal 42%. Seguono visite specialistiche, esami diagnostici e percorsi di riabilitazione.

Sul fronte della sanità privata e della diagnostica, l’indagine evidenzia anche il ruolo limitato delle assicurazioni. Il 57% delle famiglie non dispone di alcuna copertura sanitaria privata e deve fare affidamento esclusivamente sulle proprie risorse per fronteggiare liste d’attesa e prestazioni non rimborsate dal Servizio sanitario nazionale. Solo il 43% ha una qualche forma di assicurazione, spesso legata al contratto di lavoro e non sempre estesa a tutti i componenti del nucleo. Tra chi sottoscrive autonomamente una polizza, la spesa media annua è di 919 euro, una cifra che contribuisce a spiegare perché proprio le famiglie a reddito più basso siano anche quelle meno protette.

«I dati mostrano come la salute stia diventando un fattore di forte disuguaglianza sociale», sottolinea Altroconsumo, evidenziando che rinviare cure e controlli per motivi economici non è una strategia sostenibile. Un messaggio che chiama in causa l’intero sistema sanitario e che, per le farmacie, conferma il ruolo sempre più delicato di presidio di prossimità in un contesto di crescente fragilità economica.