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Vaccinazione covid, Oms: due dosi/anno per più fragili, una per gli altri

19 Marzo 2026

Due richiami l’anno per i soggetti più fragili e una vaccinazione annuale per le altre categorie a rischio: le nuove indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità segnano il passaggio della campagna anti-Covid a una fase strutturale, meno emergenziale e più programmata. Il gruppo strategico consultivo di esperti (Sage) raccomanda infatti per anziani con comorbidità, immunocompromessi, grandi obesi e ospiti di strutture assistenziali due dosi a distanza di circa sei mesi, alla luce del progressivo calo della protezione contro le forme gravi. Per operatori sanitari, adulti con fattori di rischio e anziani senza patologie rilevanti è invece suggerita almeno una dose annuale, lasciando ai singoli Paesi margini di adattamento in base al contesto epidemiologico e alla sostenibilità economica. Si consolida anche la raccomandazione per la gravidanza, con una somministrazione per ogni gestazione, preferibilmente nel secondo trimestre, mentre resta più selettiva l’indicazione per i bambini sani tra 6 e 23 mesi, limitata ai contesti ad alta circolazione del virus.

È in questa ridefinizione della strategia anti-Covid che si coglie il senso più ampio delle nuove linee guida dell’Oms: i programmi vaccinali entrano in una fase di stabilizzazione, dopo l’espansione accelerata degli anni pandemici. Il rapporto del Dipartimento Immunization, Vaccines and Biologicals evidenzia come oggi oltre l’80% dei Paesi sia in grado di proteggere la popolazione contro almeno dieci malattie lungo tutto l’arco della vita, grazie anche al rafforzamento dei Nitag (National Immunization Technical Advisory Groups), sempre più centrali nel supportare decisioni basate su evidenze scientifiche. Ma il contesto è cambiato: risorse più limitate, maggiore complessità organizzativa e un ambiente informativo in cui la disinformazione rischia di erodere la fiducia nei vaccini.

Accanto al Covid, le nuove raccomandazioni introducono aggiornamenti rilevanti anche per altre patologie. Sul tifo, in particolare, l’Oms segnala una possibile riduzione della protezione nel tempo del vaccino coniugato (TCV), soprattutto nei bambini vaccinati precocemente e nei contesti ad alta endemia. Da qui l’indicazione a valutare una dose di richiamo intorno ai cinque anni nei Paesi più colpiti. Il rafforzamento della strategia vaccinale si inserisce in un quadro epidemiologico ancora pesante – circa 6 milioni di casi e 72 mila decessi l’anno a livello globale – aggravato dalla crescente diffusione di ceppi resistenti agli antibiotici.

Per la poliomielite, invece, le indicazioni riflettono una fase avanzata del percorso verso l’eradicazione. L’Oms conferma la progressiva eliminazione dei vaccini orali, ma introduce aggiustamenti tecnici nei contesti a basso rischio: nei Paesi che già somministrano tre dosi di vaccino inattivato (IPV) nel primo anno di vita, le dosi di vaccino orale bivalente possono essere ridotte senza compromettere l’immunità mucosale. Un adattamento che non modifica la strategia complessiva, ma risponde all’esigenza di ottimizzare l’uso delle risorse mantenendo elevati livelli di protezione. Restano tuttavia criticità legate alla persistenza del virus selvaggio in alcune aree e alla circolazione di poliovirus derivati da vaccino in contesti con coperture insufficienti.

Il vero elemento di discontinuità rispetto al passato è però la centralità della sostenibilità economica. Il Sage introduce esplicitamente il concetto di Vaccine Portfolio Optimization (Vpop), un approccio che mira a supportare i decisori nella selezione delle strategie vaccinali più efficaci in rapporto ai costi e alla fattibilità. In un contesto di risorse sempre più vincolate, i Paesi sono chiamati a compiere scelte di priorità tra introduzione di nuovi vaccini, mantenimento delle coperture esistenti e campagne straordinarie, massimizzando l’impatto sanitario complessivo.

Questa impostazione si riflette anche nella nuova fase strategica di Gavi per il periodo 2026-2030. L’Alleanza per i vaccini, che contribuisce all’immunizzazione di oltre la metà dei bambini nel mondo, si trova a operare con risorse più limitate: il rifinanziamento del 2025 ha raccolto circa 10 miliardi di dollari, con un gap che ha reso necessaria una revisione dei programmi e una razionalizzazione dei costi. Il nuovo modello prevede l’assegnazione di budget vaccinali per Paese, imponendo scelte più selettive tra interventi alternativi. In questo quadro, strumenti come il Vpop diventano centrali per orientare le decisioni, soprattutto in vista dell’introduzione di nuovi vaccini – come quelli contro tubercolosi e dengue – e dell’espansione di quelli già disponibili.

Sul piano operativo, l’Oms insiste inoltre sull’integrazione tra immunizzazione e servizi sanitari di base lungo tutto l’arco della vita, superando il modello tradizionalmente centrato sull’età pediatrica. Un approccio che punta a migliorare l’accesso e l’efficienza dei sistemi sanitari, ma che richiede un rafforzamento organizzativo e un coordinamento tra livelli istituzionali.

Resta infine il nodo della fiducia. La disinformazione viene indicata come una delle principali minacce alla tenuta dei programmi vaccinali, con effetti già visibili sulle coperture in diversi Paesi. In questo contesto, il coinvolgimento degli operatori sanitari – tra cui i farmacisti, sempre più presenti nelle campagne vaccinali e nei servizi di prossimità – assume un ruolo strategico nel sostenere l’adesione della popolazione e nel contrastare le esitazioni vaccinali.

Nel complesso, le nuove indicazioni dell’Oms delineano una transizione chiara: dalla gestione emergenziale alla governance ordinaria delle vaccinazioni, con un equilibrio più stretto tra efficacia clinica, sostenibilità economica e capacità organizzativa dei sistemi sanitari.