La possibilità di somministrare vaccini in farmacia nell’ambito del modello farmacia dei servizi può contribuire in modo concreto ad aumentare le coperture ancora distanti dagli obiettivi del Piano nazionale di prevenzione vaccinale. È uno dei messaggi più rilevanti emersi ieri a Milano, alla Sala del Gonfalone di Regione Lombardia, dove Health Policy Brief ha promosso il convegno “La prevenzione vaccinale come pilastro della sanità pubblica regionale”. Il punto di partenza è demografico ed epidemiologico: in Lombardia 3,4 milioni di persone convivono con almeno una patologia cronica e il 23,4% della popolazione ha più di 65 anni, quota destinata a superare il 32% nei prossimi trent’anni. In questo contesto, le vaccinazioni contro herpes zoster e papilloma virus (Hpv) sono state indicate come strumenti di prevenzione primaria essenziali per ridurre complicanze, ricoveri e costi sociali.
In apertura, il vicepresidente e assessore al Bilancio, Marco Alparone, ha definito la vaccinazione «un investimento strategico per la salute dei cittadini ma anche per la sostenibilità del sistema sanitario regionale», soprattutto alla luce dell’invecchiamento della popolazione. Il presidente della Fofi Andrea Mandelli, invece, ha rimarcato il contributo della professione: «I farmacisti di prossimità ricoprono un ruolo chiave nelle campagne vaccinali per accessibilità, competenza e rapporto di fiducia con i cittadini. Hanno dimostrato sul campo di contribuire in modo determinante all’incremento delle coperture vaccinali, rafforzando la tutela della salute pubblica e riducendo l’impatto di patologie anche gravi e invalidanti».
A portare l’esperienza lombarda è stata la presidente di Federfarma Lombardia, Annarosa Racca, che ha sottolineato come l’ampliamento dell’offerta vaccinale in farmacia, inclusa l’antipneumococcica, abbia già prodotto risultati tangibili in termini di accesso e semplificazione dei percorsi. «La Regione Lombardia ha sempre seguito l’evoluzione della farmacia dei servizi e dei piani vaccinali» ha spiegato, ricordando le delibere che dal 2023 hanno attribuito alle farmacie un ruolo strutturato nella somministrazione e nella telemedicina. Racca ha richiamato i numeri della campagna: 1.400 farmacie su circa 3.000 oggi vaccinano, quasi una su due; nella prima settimana di avvio dell’antipneumococcica sono state effettuate oltre 3.000 somministrazioni. Più in generale, le farmacie lombarde hanno realizzato 400mila vaccinazioni antinfluenzali e 300mila anti-Covid nella scorsa stagione, pari al 20% del totale regionale. «Investire in prevenzione fa risparmiare il Servizio sanitario nazionale. I numeri dimostrano che la farmacia sta dando un grosso contributo in questo senso» ha affermato, evidenziando anche il valore del sistema informativo regionale Arvax che integra medici, farmacie e centri vaccinali in un’unica rete digitale.
Sul fronte clinico, il professor Massimo Origoni, responsabile del Centro diagnostico oncologico ginecologico dell’Irccs San Raffaele, ha ribadito che «la vaccinazione contro l’Hpv rappresenta oggi uno degli strumenti più potenti di prevenzione oncologica primaria. Incrementare le coperture vaccinali significa ridurre in modo concreto l’incidenza di tumori evitabili e proteggere le future generazioni». Per l’herpes zoster, patologia che colpisce una persona su tre nel corso della vita con incidenza crescente dopo i 50 anni, Regione Lombardia ha strutturato un accesso dedicato agli over 65.
In chiusura, Eleonora Selvi, presidente della Fondazione Longevitas Ets, ha posto l’accento sulla dimensione culturale: «Promuovere la prevenzione vaccinale significa investire in una longevità di qualità, fondata su salute, consapevolezza e inclusione. In questo senso, la farmacia dei servizi rappresenta un presidio di prossimità fondamentale, capace di abbattere barriere di accesso e di rendere la prevenzione parte integrante della vita quotidiana delle comunità».
Dal confronto milanese emerge dunque un’indicazione chiara per il territorio: in una regione che invecchia e convive con un’alta prevalenza di cronicità, la leva vaccinale passa sempre più anche dalla rete capillare delle farmacie, chiamate a consolidare un ruolo ormai non più sperimentale ma strutturale nelle politiche di prevenzione.