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Bari, grazie alle farmacie presa banda che spacciava ricette false

19 Febbraio 2026

C’è la collaborazione delle farmacie baresi dietro agli arresti che nei giorni scorsi hanno consentito alle forze dell’ordine di sgominare una banda dedita allo spaccio di ricette false per procurarsi farmaci oppiacei e benzodiazepine da rivendere illegalmente. Una storia di vigilanza del territorio che arriva dal capoluogo pugliese e che mette in luce il ruolo attivo delle farmacie come primo presidio contro l’abuso di medicinali.

L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Bari e vede indagati tre giovani – un 24enne sudamericano, una coetanea barese e un 28enne di Triggiano – accusati di uso di atto falso e ricettazione. Le indagini, condotte dai Carabinieri, hanno preso le mosse dai tentativi ripetuti del terzetto di acquistare, tra settembre e ottobre, medicinali ad alto rischio di abuso presentando prescrizioni apparentemente regolari ma in realtà contraffatte.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i tre si sarebbero presentati in due farmacie cittadine per quattro volte, esibendo ricette recanti la firma di un medico reale, utilizzata però a sua insaputa. In due occasioni l’operazione sarebbe andata a buon fine; nelle altre, invece, l’attenzione dei farmacisti ha fatto la differenza. A destare sospetti è stato in particolare un dosaggio definito «incongruo», che ha spinto i professionisti a fotocopiare le prescrizioni e rifiutare la dispensazione.

Da lì è partita la segnalazione all’Ordine dei farmacisti della provincia di Bari, che ha immediatamente allertato i colleghi della città, diffondendo l’identikit dei soggetti coinvolti e il nominativo dello psichiatra il cui timbro compariva sulle ricette false. Un passaggio chiave, perché ha permesso di bloccare ulteriori tentativi e di fornire agli investigatori elementi concreti su cui avviare gli accertamenti, poi sfociati nelle perquisizioni disposte dalla pm Silvia Curione.

I farmaci richiesti – un potente antidolorifico impiegato soprattutto nelle terapie oncologiche e una benzodiazepina da tempo presente nelle piazze di spaccio locali – sarebbero stati destinati, secondo l’ipotesi accusatoria, alla rivendita online o all’uso come sostanze d’abuso. Un mercato sommerso che trova terreno fertile proprio quando i controlli sulla filiera vengono aggirati con documentazione falsa.