In Sicilia l’influenza stagionale sta colpendo duro e se pronto soccorso e studi dei medici di famiglia sono sotto pressione è anche perché la campagna vaccinale non ha ingranato. La constatazione arriva da Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (Dsoe) della Regione, che ai microfoni dell’Ansa se la prende con i suoi concittadini: “il picco era atteso e non c’è nulla di cui stupirsi, è il ragionamento, «di certo sarebbe stato meno intenso se i siciliani avessero aderito alla campagna vaccinale antinfluenzale».
L’accusa è corroborata dai dati del Dsoe: nella settimana 22-28 dicembre, in Sicilia si sono stati registrati 2.700 casi di influenza (2.200 la settimana precedente), per un tasso d’incidenza senza pari nel resto d’Italia: 20 casi per mille abitanti, davanti alla Campania che si ferma a 19 per mille.
Nonostante il picco, in Sicilia è stato somministrato finora solo il 52% dei vaccini antinfluenzali che la Regione ha acquistato: 655.384 su un totale di 1.254.500 (rilevazione al 4 gennaio). In particolare, la provincia di Siracusa ha consumato il 66,57% delle dosi ricevute (per un totale di 55.919 vaccinazioni), Enna il 63,64% (24.186), Trapani il 62,26% (62.260), Ragusa il 56,44% (48.540), Agrigento il 55,8% (63.909), Palermo il 52,2% (169.355), Caltanissetta il 47,5% (30.877), Catania il 46,8% (123.195) e Messina il 42,2% (75.994).
Lato operatori, per Scalzo è invece sotto le attese il contributo delle farmacie: i medici di famiglia hanno somministrato 573.357 dosi, i pediatri hanno superato le 30mila, gli esercizi dalla croce verde hanno effettuato soltanto 15.186 vaccinazioni. «I medici di medicina generale stanno svolgendo un ottimo lavoro, così come i pediatri» è il bilanbcio del dirigente del Dasoe «troppe poche invece le vaccinazioni nelle farmacie, nonostante la presenza capillare sul territorio. Ed entro il prossimo febbraio abbiamo da vaccinare oltre un milione di persone. Dobbiamo sensibilizzare i siciliani, soprattutto gli anziani, i pazienti cronici e i bambini».