dalle regioni

Distribuzione diretta, nuovi casi di disservizio da Chieti e Palermo

15 Gennaio 2026

Da diverse parti d’Italia continuano ad arrivare segnalazioni e denunce per i disservizi legati alla distribuzione diretta, il modello adottato da Regioni e Asl in alternativa alla dispensazione attraverso le farmacie del territorio. Una scelta che, se da un lato viene giustificata dai risparmi che ne deriverebbero (ma i dubbi abbondano), dall’altro scarica sui pazienti costi indotti pesanti, per le lunghe peregrinazioni e le attese prolungate agli sportelli. Gli ultimi casi arrivano da Chieti e da Palermo.

Nel capoluogo abruzzese, a finire sotto accusa è la farmacia ospedaliera del SS.ma Annunziata, dove da tempo vengono segnalate difficoltà nella fornitura dei farmaci oncologici. A denunciarlo è una paziente operata per carcinoma mammario, che alla stampa locale ha raccontato una situazione definita ormai insostenibile. «Dopo aver fatto cicli di chemio e radioterapia sono passata a prendere i farmaci della terapia orale, tra cui l’Abemaciclib, che viene dispensato solo dalla farmacia dell’ospedale. Da 19 mesi lotto per avere le due confezioni mensili previste, ma ogni volta o non ci sono o ne viene consegnata solo una parte» riferisce. L’ultimo episodio, racconta la donna, ha assunto contorni paradossali: dopo un viaggio di circa 60 chilometri, la consegna si è limitata a sei compresse, sufficienti per appena tre giorni di terapia. «È giusto che un malato oncologico, già provato dalla malattia e dagli effetti collaterali delle cure, debba anche fare chilometri a vuoto? E per quanto andrà avanti tutto questo?», si chiede la paziente, invocando una risposta chiara da parte della direzione.

Il caso di Chieti riporta l’attenzione su una criticità ricorrente della distribuzione diretta: la rigidità dei flussi di approvvigionamento e la mancanza di scorte adeguate possono tradursi in interruzioni o frammentazioni della terapia, con conseguenze cliniche potenzialmente rilevanti, soprattutto in ambito oncologico.

A Palermo il problema assume invece una dimensione organizzativa e logistica. Secondo numerose segnalazioni raccolte dall’Associazione Amici Ets, i pazienti cronici e immunodepressi che devono ritirare farmaci biologici salvavita presso la farmacia ospedaliera dell’Ospedale Cervello sono costretti ad attendere all’aperto, esposti al freddo e alle intemperie. L’associazione riferisce di aver inviato una segnalazione formale il 30 dicembre scorso alla direzione aziendale e all’assessorato regionale alla Sanità, seguita da due solleciti a gennaio, senza ricevere alcun riscontro.

Le criticità denunciate riguardano una finestra oraria di distribuzione molto limitata, dalle 9,30 alle 13,30, e l’assenza di spazi interni adeguati per l’attesa. «Parliamo di persone con patologie croniche, oncologiche, immunodepresse e spesso già gravate da un carico significativo di cure, visite e terapie, che dovrebbero essere tutelate e non esposte a rischi evitabili», dichiara Salvatore Leone, direttore generale di Amici Ets. «È inaccettabile che l’inefficienza organizzativa ricada sui pazienti, costretti a scegliere tra la propria salute e condizioni di attesa indegne di un servizio sanitario pubblico». A preoccupare, aggiunge Leone, è anche «il silenzio delle istituzioni, che rischia di normalizzare una situazione che richiede invece un intervento urgente».

Due episodi diversi, ma accomunati da un medesimo nodo: una distribuzione diretta che, senza correttivi organizzativi e senza il coinvolgimento della rete delle farmacie territoriali, rischia di scaricare sui pazienti i costi non economici di un modello pensato per contenere la spesa. Non quella dei pazienti però.