L’introduzione dal maggio scorso del ticket sui farmaci rimborsati sta causando alle farmacie dell’Emilia Romagna contrazioni sugli incassi che si aggirano in media attorno al 10%. E spinge una parte degli assistiti a rinviare o rinunciare ai loro farmaci. È la valutazione netta che Achille Gallina Toschi, presidente di Federfarma Emilia-Romagna, affida a un’intervista al Corriere della Romagna, tornando sulla compartecipazione entrata in vigore nella passata primavera: 2,20 euro a confezione per i medicinali di classe A, fino a un massimo di 4 euro per ricetta.
Secondo Gallina Toschi, l’impatto economico per le 1.186 farmacie private associate in regione è già misurabile: «Come tutte le compartecipazioni, anche l’introduzione del ticket sui farmaci ha contribuito al calo della vendita dei prodotti sulla quale è richiesta, soprattutto per chi deve acquistare più farmaci insieme e non gode di alcuna esenzione». Un effetto che, oltre a riflettersi sugli incassi, tocca i comportamenti dei pazienti. «Le terapie fondamentali, al momento, sembrano proseguire; ma quelle meno importanti vengono interrotte o rimandate», osserva il presidente regionale di Federfarma, segnalando un rischio potenziale sul piano dell’aderenza terapeutica.
Nell’intervista al Corriere della Romagna, Gallina Toschi inquadra il ticket all’interno di una manovra più ampia, finalizzata al risanamento del bilancio regionale e al mantenimento dei livelli di assistenza, ma accompagnata anche da una “rivalutazione delle terapie”. Alcune categorie di farmaci ad alto volume prescrittivo, come inibitori di pompa protonica e vitamina D, sono state oggetto di verifiche mirate per distinguere i casi esenti da quelli che devono passare a carico del cittadino, «anche in un’ottica di regolamentazione delle prescrizioni stesse».
Il presidente di Federfarma Emilia-Romagna richiama inoltre un altro fronte collegato alla razionalizzazione della spesa: la restrizione sulle prescrizioni di alcuni esami diagnostici, ora demandate agli specialisti. Una scelta che, se da un lato «evita del tutto o quantomeno la ripetizione frequente di alcuni esami», dall’altro, come rilevato dalle farmacie attraverso i servizi Cup, ha determinato «un netto aumento delle liste di attesa».
Infine, sul tema della distribuzione diretta dai presidi ospedalieri, Gallina Toschi riferisce le rassicurazioni ricevute dalla Regione, secondo le quali verrà mantenuta entro limiti definiti. Resterebbe garantita la gratuità del primo ciclo di terapia dopo dimissione o in presenza di patologie gravi. Ma avverte: «Se ci fossero altre dispensazioni di medicinali senza ticket a chi dovrebbe pagarlo, saremmo davanti a un danno erariale».