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Firenze, Consiglio di Stato: Farmacia Pitti è «luogo di identità storica»

8 Gennaio 2026

La Farmacia Pitti di Firenze resta un luogo tutelato nella sua identità storica e nella sua funzione originaria. Con una sentenza depositata nei giorni scorsi, il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso della società proprietaria dell’immobile di piazza San Felice, confermando il vincolo imposto dalla Soprintendenza che impedisce il cambio di destinazione d’uso dei locali e la rimozione degli arredi storici. Si chiude così un contenzioso durato quasi dieci anni, nato dopo l’acquisto dell’edificio da parte di una cordata intenzionata a riconvertire l’immobile – che da quasi  due secoli ospita una farmacia – in una struttura ricettiva di lusso.

Il Consiglio di Stato ha confermato integralmente l’impostazione già seguita dal Tar Toscana, ritenendo legittimo e pienamente efficace il decreto ministeriale del 28 settembre 1993 che aveva dichiarato di «interesse particolarmente importante» la Farmacia Pitti, «con la sua attuale destinazione d’uso unitamente agli arredi che ne costituiscono imprescindibile presupposto». Secondo i giudici di Palazzo Spada, non sussistono i presupposti previsti dall’articolo 128 del Codice dei beni culturali per rinnovare o modificare il procedimento di vincolo, in assenza di elementi di fatto nuovi o non valutati all’epoca dell’imposizione.

La sentenza chiarisce che il vincolo non riguarda soltanto l’immobile in senso stretto, ma investe anche la funzione storicamente consolidata di farmacia, ritenuta parte integrante del valore culturale del bene. Una destinazione che, come ricordato nel decreto del 1993 e richiamato dai giudici, «risulta consolidata ormai da due secoli» e concorre a definire «l’immagine pubblica nel contesto architettonico urbano», dal portale d’ingresso alle insegne e alle decorazioni simboliche. Da qui la necessità di una tutela specifica, comprensiva del divieto di variazione della destinazione d’uso.

Analoga sorte per gli arredi storici, oggetto di una controversia parallela tra la proprietà immobiliare e i farmacisti che per decenni hanno gestito l’esercizio. Il Consiglio di Stato ha ribadito che il vincolo sugli arredi è legittimo e inscindibilmente connesso a quello sull’immobile, rinviando ad altre sedi l’eventuale definizione dei profili proprietari, ma escludendo che possano essere rimossi o ricollocati altrove.

La decisione conferma quindi il ruolo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per Firenze nel preservare non solo i contenitori storici, ma anche le attività che ne hanno costruito l’identità nel tempo. Un passaggio che, al di là del caso fiorentino, riporta al centro il tema delle farmacie storiche come beni culturali viventi, in cui la funzione sanitaria e il valore patrimoniale risultano strettamente intrecciati.