Studi medici nelle farmacie comunali da affittare a curanti che opereranno in regime libero professionale. È il progetto che l’amministrazione di San Miniato, centro di 28mila abitanti in provincia di Pisa, intende realizzare nel nuovo anno secondo quanto recita il bilancio di previsione approvato a fine dicembre dal consiglio comunale. Scarni al momento i dettagli dell’operazione, divulgati dalla lista Filo Rosso in un post su Facebook: a essere coinvolte sarebbero le due “municipalizzate” di San Miniato Basso e di San Donato e i servizi offerti negli ambulatori da realizzare (ex novo oppure con la ristrutturazione di locali già disponibili) ricadrebbero interamente nell’ambito dell’out of pocket, cioè a carico degli assistiti.
Il progetto però trova dissenziente la lista civica, che contesta la scelta di dedicare spazzi di proprietà pubblica alla libera professione. Così, è l’obiezione, «si rischia di accentuare le disuguaglianze nell’accesso alle cure, creando un divario tra chi può permettersi prestazioni a pagamento e chi ne resta escluso». Il punto, prosegue il post, «non è la presunta concorrenza tra farmacie comunali e settore privato», quanto piuttosto «la presenza pubblica che in ambito sanitario costituisce un valore aggiunto, soprattutto in una fase storica in cui il tema della salute e delle liste d’attesa è diventato centrale».
La controproposta, dunque, è quella di «integrare pienamente le farmacie pubbliche in un progetto che rafforzi la sanità senza comprometterne la funzione universalistica». Andrebbero quindi proposti «servizi in convenzione come già avviene in alcune farmacie del territorio dell’Empolese Valdelsa», per esempio prestazioni diagnostiche con il solo pagamento del ticket come l’holter pressorio e l’elettrocardiogramma. «Prendiamo atto delle rassicurazioni fornite dal comune circa l’attivazione di questi progetti presso le farmacie di San Miniato Basso e di San Donato, ma riteniamo necessario un impegno politico chiaro e verificabile».
Inoltre, continua il post, «l’azienda speciale dovrebbe farsi promotrice di convenzioni con gli Ordini professionali, a partire da quello dei medici, ma anche di altri professionisti sanitari, per l’organizzazione di giornate di screening da svolgersi all’interno delle farmacie comunali. Tali iniziative permetterebbero di potenziare la prevenzione, intercettare precocemente situazioni di fragilità sanitaria, ridurre la pressione sui servizi ospedalieri e garantire un accesso alle cure più equo, gratuito e vicino ai cittadini».