Anche in Belgio il numero delle farmacie è in costante calo e la contrazione accelera negli ultimi due anni, con un’accentuazione delle differenze territoriali e crescenti “smagliature” nella rete. È quanto emerge dal libro bianco annuale di Sirius Insight, rilanciato dalla rivista Le Pharmacien, che fotografa un sistema sempre meno legato alla semplice presenza sul territorio e sempre più orientato a scelte strategiche di posizionamento.
Nel 2026 il Belgio conta complessivamente 4.873 farmacie, di cui 4.581 aperte al pubblico e 292 temporaneamente chiuse, pari in media a quattro esercizi ogni 10mila abitanti. Dietro questa media si nasconde però una tendenza chiaramente negativa: dal 2020 il numero delle farmacie accessibili al pubblico è calato del 4,7%. Il fenomeno, sottolinea l’analisi, ha registrato un’accelerazione a partire dal 2024, anche per effetto dell’inasprimento della normativa su trasferimenti e fusioni.
La riduzione non è omogenea sul territorio. Oltre la metà delle 181 chiusure definitive registrate dal 2020 si concentra in Vallonia (54%), con la provincia di Liegi che da sola rappresenta quasi un quarto del totale (23%), seguita da Hainaut e Anversa. Anche le chiusure temporanee mostrano una distribuzione squilibrata: circa la metà si trova ancora in Vallonia, con Hainaut, Bruxelles e Liegi come principali aree interessate.
Le conseguenze si riflettono sull’accessibilità del servizio farmaceutico, che non risulta uniforme. In alcune zone la rete resta relativamente capillare, mentre in altre la pressione aumenta e i margini si riducono. Il quadro che emerge è quello di una “doppia realtà”: alcune province mantengono una presenza significativa, mentre altre – come Anversa e il Lussemburgo belga – mostrano livelli più bassi. Le medie nazionali risultano quindi sempre meno rappresentative della situazione reale, e cresce l’importanza di fattori come la conoscenza del bacino d’utenza, le dinamiche demografiche e la mobilità.
Parallelamente prosegue il processo di concentrazione. Oggi il 23% delle farmacie belghe appartiene a gruppi con più di tre punti vendita, quota che sale al 32% in Vallonia. Le aggregazioni sono particolarmente diffuse nelle province di Liegi, Namur, Brabante vallone e Lussemburgo. Per le farmacie indipendenti questo scenario rafforza la necessità di definire un posizionamento chiaro, che non riguarda solo prezzo, assortimento e servizi, ma anche il ruolo da svolgere all’interno del sistema delle cure primarie.
Anche trasferimenti e fusioni stanno cambiando natura. Dal 2020 sono state registrate 581 richieste, con una netta prevalenza di operazioni considerate a basso rischio: nel 2025 il 57% riguardava trasferimenti di prossimità, mentre le fusioni si fermavano al 19%. In oltre sette casi su dieci, gli spostamenti sono avvenuti entro un raggio di 100 metri. Una cautela che riflette la progressiva riduzione dei margini operativi: il 6,2% del territorio belga ricade ormai in zone di protezione generate da precedenti operazioni, quota che nelle grandi città cresce sensibilmente fino a sfiorare il 75% a Bruxelles, il 65% a Liegi e il 52% a Charleroi.
La conclusione finale che arriva dal rapporto parla di un mercato farmaceutico belga sta evolvendo da una logica di presenza a una logica di posizionamento. Per i farmacisti, questo significa integrare sempre più la dimensione professionale con quella strategica: non solo erogazione del servizio, ma anche capacità di leggere il territorio, collaborare a livello locale e scegliere con precisione dove e come operare nel lungo periodo.