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Belgio, cresce turismo farmaceutico verso la Francia per i prezzi

19 Febbraio 2026

Tra Belgio e Francia sussistono differenze di prezzo tra Ppi o statine che arrivano anche al 30%. E spingono una quota crescente di pazienti delle aree di confine ad acquistare oltre frontiera. Con effetti che, secondo il deputato belga Jean‑François Gatelier (esponente del partito di centro Les Engagés), rischiano di minare il tessuto delle farmacie locali e la sicurezza del percorso terapeutico.

Medico di medicina generale oltre che sindaco-deputato, Gatelier ha presentato un’interrogazione che porta esempi concreti: «In Belgio una confezione da 56 compresse costa oggi circa 14,77 euro. In Francia due scatole da 28 compresse arrivano a circa 9,46 euro complessivi, senza rimborso. Lo scarto sfiora il 30%». Una forbice che incentiva il cosiddetto turismo farmaceutico, ma che ha ricadute immediate sulle farmacie belghe, perché Ipp e statine rientrano tra le classi più prescritte: ogni acquisto che migra oltre confine si traduce in fatturato perso.

Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di differenziale di costo della vita: il “carrello medio” risulta fino al 20% più basso in Francia. Secondo il deputato, i medicinali meno cari alimentano così una «medicina transfrontaliera a due velocità», che penalizza chi resta nel sistema nazionale e favorisce chi può spostarsi.

C’è poi un profilo clinico che preoccupa: «Quando un paziente compra il trattamento all’estero, la dispensazione non compare nel suo fascicolo sanitario. Il farmacista non può quindi integrare l’informazione nell’analisi di interazioni, duplicazioni o rischi di sovradosaggio». Per le terapie croniche con Ipp questo significa anche assenza di tracciamento degli effetti iatrogeni e, di fatto, un follow-up frammentato.

Da qui l’appello al governo: intervenire sulla leva fiscale (iva) e rivedere le decisioni sul costo degli antiacidi per ridurre gli incentivi allo shopping oltreconfine. La conclusione di Gatelier è netta: «Il governo deve rivedere le misure mirate in materia di Iva e anche la decisione sui costi degli antiacidi. Fare risparmi non può voler dire spingere i pazienti a varcare la frontiera, indebolire le nostre farmacie e spezzettare il monitoraggio dei farmaci. Una politica sanitaria responsabile deve tutelare insieme potere d’acquisto, rete delle farmacie e sicurezza dei pazienti».