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Francia, il Ministero valuta tetto sulla dispensazione di alcuni analgesici

27 Marzo 2026

In Francia il ministero della Salute sta seriamente valutando l’ipotesi di limitare a due confezioni la prima erogazione in farmacia di farmaci come paracetamolo, ibuprofene e aspirina. Il progetto, allo studio da mesi e ancora non formalizzato in un decreto, punta a ridurre sprechi e uso inappropriato, ma ha incontrato fin dall’inizio una netta opposizione da parte dei farmacisti, che ne contestano l’impostazione e gli effetti pratici.

Il dossier riguarda i cosiddetti analgesici del “palier I”, ossia i farmaci di primo livello nella scala del dolore definita dall’Organizzazione mondiale della sanità: si tratta di principi attivi non oppioidi, utilizzati per il trattamento del dolore lieve o moderato e spesso disponibili anche senza prescrizione. Proprio per l’ampia diffusione e l’elevato volume di utilizzo, il ministero francese – attraverso la Direzione generale della sanità (Dgs) – intende intervenire per contenere scorte domestiche e possibili usi impropri.

La misura cardine ipotizzata è la limitazione della “primo-dispensazione” a due confezioni per paziente, inclusi i soggetti cronici. Un’impostazione che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe agire contemporaneamente su due leve: da un lato la riduzione dei volumi dispensati e quindi della spesa, dall’altro una maggiore appropriatezza d’uso. Tuttavia, secondo i rappresentanti delle farmacie, il meccanismo rischia di produrre rigidità difficilmente gestibili nella pratica quotidiana.

Il tema è tornato ieri al centro del dibattito, durante un comitato di collegamento tra ministero e sindacati di categoria. In quella sede, la Dgs ha riproposto il progetto, mentre le organizzazioni professionali – la Fédération des syndicats pharmaceutiques de France (Fspf) e l’Union des syndicats de pharmaciens d’officine (Uspo) – hanno ribadito le proprie riserve e avanzato soluzioni alternative. Secondo Guillaume Racle, dirigente dell’Uspo, «la nostra tenacia ha pagato» e il progetto, così com’è formulato, «non ha senso»: meglio, ha sostenuto, «dare fiducia ai farmacisti» e lavorare a modelli di dispensazione adattata ai bisogni del paziente, eventualmente da definire nell’ambito delle prossime trattative convenzionali.

Più prudente la posizione della Fspf. Il presidente Philippe Besset ha riferito che i rappresentanti ministeriali «hanno preso nota delle osservazioni», ma ha invitato ad attendere prima di considerare accantonata la misura, ricordando che la decisione finale non spetta alla sola Dgs. Nel merito, Besset ha ribadito che una limitazione rigida rischia di non riconoscere la natura della dolore come condizione clinica autonoma e di ostacolare l’accesso alle cure per i pazienti che necessitano di trattamenti continuativi.

Le critiche si concentrano soprattutto sull’applicazione ai pazienti cronici e sulla coerenza terapeutica. In presenza di prescrizioni che associano più analgesici, una limitazione uniforme a due confezioni per alcune molecole potrebbe generare trattamenti disallineati per durata e posologia, con un aggravio gestionale per le farmacie e possibili disagi per i pazienti. Da qui la proposta di soluzioni più flessibili, come una dispensazione modulata sulle reali necessità terapeutiche, supportata da strumenti digitali e sistemi di monitoraggio.

A sostegno delle posizioni dei farmacisti viene citata anche l’evidenza sullo spreco. Secondo lo studio Perimed, condotto da Agenzia nazionale per la sicurezza del farmaco (Ansm), assicurazione malattia (Cnam) e circuito di raccolta Cyclamed, il paracetamolo – pur rappresentando circa il 14% dei volumi dispensati – inciderebbe solo per il 3,3% dei medicinali non utilizzati raccolti, un dato che ridimensiona l’urgenza di interventi restrittivi su questa classe.