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Francia, rapporto ispettivo evidenzia criticità nell’Ordine dei farmacisti

14 Aprile 2026

L’Inspection générale des finances (Igf) mette sotto osservazione l’Ordine nazionale dei farmacisti francesi e solleva rilievi pesanti su più fronti: livello delle quote ordinali giudicato eccessivo rispetto ai fabbisogni, governance territoriale da rivedere, possibili conflitti d’interesse nella concessione di sovvenzioni, scarsa trasparenza nelle dichiarazioni d’interessi e carenze sul piano disciplinare. È quanto emerge, secondo le rivelazioni del settimanale satirico-investigativo Le Canard enchaîné, da un rapporto dedicato alla gestione finanziaria dell’ente professionale d’Oltralpe, destinato ad alimentare il dibattito interno alla categoria.

Secondo quanto riferisce la rivista, il dossier dell’Igf si concentra innanzitutto sulla sostenibilità economica del sistema ordinistico. Nel mirino finiscono gli aumenti delle contribuzioni richieste tra il 2019 e il 2025: in sei anni l’incremento complessivo sarebbe stato del 19%, una dinamica che gli ispettori non riterrebbero giustificata alla luce della situazione di tesoreria. Per il 2025 i proventi stimati dell’Ordine ammontavano a 45 milioni di euro, dei quali 41,9 milioni provenienti proprio dalle quote versate dagli iscritti. Un dato rilevante, se si considera che già tra il 2024 e il 2025 le contribuzioni erano salite in media del 5% per il secondo anno consecutivo. La presidente del Conseil national de l’Ordre des pharmaciens, Carine Wolf-Thal, aveva motivato quegli adeguamenti con l’inflazione e con «i bisogni necessari per esercitare il nostro ruolo», anche in coincidenza con l’anno elettorale.

Ma il rapporto non si fermerebbe ai numeri. Tra i rilievi riportati da Le Canard enchaîné figura anche l’assenza di sanzioni disciplinari nei confronti di consiglieri ordinali condannati nell’ambito del caso Urgo, vicenda che in Francia ha avuto ampia eco. Altro punto critico riguarda il limitato numero di dichiarazioni di conflitto d’interesse presentate dai 716 consiglieri regionali alla fine del 2025, elemento che per gli ispettori rivelerebbe scarsa sensibilità al tema. Inoltre sarebbero state contestate sovvenzioni concesse da alcuni consigli a un’associazione guidata da consiglieri dell’ordine, un episodio stigmatizzato dall’Igf.

Sul piano organizzativo, gli ispettori avrebbero anche suggerito la soppressione dei dodici consigli regionali dell’Ordine (Crop), ipotesi che tocca un nodo sensibile: il rapporto tra governance centrale e presidio territoriale. Ed è proprio su questo terreno che arrivano le prime reazioni dei sindacati di categoria, orientati a difendere il mantenimento delle articolazioni locali.

Philippe Besset, presidente della Fédération des syndicats pharmaceutiques de France (Fspf), ha dichiarato di essere favorevole a conservare le istanze regionali «per ragioni di prossimità». Allo stesso tempo ha riconosciuto che un gettito di 45 milioni di euro «è molto» e che occorre chiedersi «se sia possibile fare con meno», soprattutto in una fase in cui molte farmacie affrontano difficoltà economiche. Tra le ipotesi di riforma indicate dal leader sindacale c’è quella di rivedere il sistema contributivo, in particolare l’allineamento tra le quote dei titolari e quelle dei collaboratori, evitando duplicazioni nei casi di esercizio societario.

Sulla stessa linea Pierre-Olivier Variot, presidente dell’Union des syndicats de pharmaciens d’officine (Uspo), che difende il valore del livello regionale «il più vicino possibile alle specificità territoriali». Per Variot, i farmacisti sono efficaci proprio perché sanno adattarsi a popolazioni e territori diversi, e organismi come i consigli regionali restano utili anche per questo. Quanto alle critiche sui contributi, il presidente dell’Uspo invita ad attendere spiegazioni più dettagliate dall’Igf. Il problema percepito dagli iscritti, osserva, sarebbe soprattutto la complessità del sistema: in alcune farmacie si arriverebbe a pagare quattro o cinque contribuzioni diverse tra professionista, socio e società.

Intanto, nel bilancio previsionale 2026, le quote non aumentano. L’Ordine stima entrate contributive per 42,1 milioni di euro, in lieve crescita (+0,6%) solo per l’aumento del numero di iscritti e delle società. La presidente Wolf-Thal ha inoltre annunciato, insieme al nuovo tesoriere Alain Delgutte, misure di razionalizzazione interna che «dovrebbero produrre i loro frutti già da quest’anno». Un segnale che mostra come il confronto aperto dal rapporto Igf sia destinato a incidere non solo sul dibattito francese, ma anche sulla riflessione più ampia sul costo e sulla governance degli enti professionali.