Farmacie chiuse in tutta la Germania e circa 25mila persone scese in piazza nelle principali città del Paese: è il bilancio della giornata di protesta organizzata ieri dall’Abda (l’associazione federale dei farmacisti tedeschi), che ha mobilitato titolari, collaboratori e personale delle farmacie con l’obiettivo di richiamare l’attenzione del governo sul tema della remunerazione e della sostenibilità economica del servizio.
Le manifestazioni si sono concentrate in quattro poli principali. A Düsseldorf, secondo dati concordi di organizzatori e polizia, hanno partecipato circa 10mila persone, risultando il presidio più affollato. A Hannover i partecipanti sono stati circa 5mila, mentre a Monaco il Bayerischer Apothekerverband ha stimato una presenza di 3.500 manifestanti. Più contenuti ma comunque significativi i numeri di Berlino, dove l’associazione parla di circa 6mila partecipanti, a fronte di una stima della polizia compresa tra 2.800 e 3mila. A queste cifre si aggiungono iniziative minori, come quella di Fulda, con circa 600 presenze. Nel complesso, la partecipazione si è quindi attestata attorno alle 25mila unità, a testimonianza di un’adesione ampia e diffusa lungo tutto il territorio federale.
La mobilitazione è stata accompagnata da una chiusura estesa delle farmacie, segnale che la protesta non ha riguardato soltanto una componente della categoria ma l’intero comparto, che in Germania conta oltre 160mila addetti. A sostegno delle manifestazioni sono intervenuti anche attori della filiera, tra cui grossisti come Noweda e Sanacorp, centri servizi e aziende dell’industria, a indicare una convergenza di interessi su alcuni nodi strutturali del sistema.
Al centro della protesta, come ribadito dai vertici dell’Abda, c’è il tema della sottofinanziamento cronico delle farmacie. «Non ci lasceremo più rimandare», ha dichiarato il presidente Thomas Preis, sottolineando come il protrarsi del blocco della remunerazione stia mettendo a rischio la tenuta della rete territoriale. «Le farmacie non esistono a costo zero: da anni operano in condizioni di sottofinanziamento e questo sta alimentando la chiusura progressiva degli esercizi». Il riferimento è a un trend di riduzione del numero di farmacie attive che, secondo l’associazione, ha già prodotto effetti tangibili sull’accessibilità del servizio, soprattutto nelle aree meno densamente popolate.
Tra le richieste principali rivolte al governo federale figura l’aumento dell’onorario fisso per dispensazione e l’introduzione di meccanismi di aggiornamento periodico della remunerazione. «Chiediamo che venga finalmente adeguata la quota fissa e che si aprano negoziazioni annuali eque», ha aggiunto Preis, evidenziando come il sistema attuale abbia determinato una perdita di potere economico nel corso dell’ultimo decennio, a fronte di costi operativi in costante crescita.