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Inghilterra, Mounjaro venduto illegalmente persino nei “fish and chips”

13 Marzo 2026

Ci sarebbe persino un “fish and chips”, il tipico locale britannico che vende pesce fritto e patatine, tra i canali usati in Inghilterra per la vendita illegale di farmaci dimagranti come Mounjaro. È uno degli episodi più sorprendenti emersi da un’inchiesta della commissione Sanità della London Assembly, rilanciata dalla rivista specializzata Chemist&Druggist, che accende i riflettori sulla crescita del mercato nero dei cosiddetti GLP-1 e, più in generale, dei medicinali per la perdita di peso.

Secondo quanto riferisce la testata, la commissione ha raccolto «elementi preoccupanti sull’aumento dei mercati illeciti e delle vendite non autorizzate di farmaci per il dimagrimento». Oltre ai canali più prevedibili, come i social network, l’inchiesta cita infatti beauty salon, palestre, pub e persino fish and chips shop come luoghi in cui questi prodotti verrebbero offerti al di fuori di qualsiasi percorso prescrittivo regolare. Un quadro che, secondo i promotori dell’indagine, si sta aggravando anche per effetto del forte squilibrio tra domanda e accesso legale alle cure.

Il punto, infatti, non riguarda soltanto l’abusivismo commerciale, ma soprattutto la sicurezza. Ian Budd, independent prescriber di Chemist4U, ha avvertito che acquistare questi medicinali in circuiti del genere può essere pericoloso perché non vi è alcuna garanzia su sterilità, corretta conservazione o data di scadenza. La commissione sottolinea inoltre che, in assenza di controlli e prescrizioni legittime, alcuni prodotti possono essere autentici ma ottenuti e distribuiti illegalmente, mentre altri possono essere del tutto contraffatti.

Tra gli aspetti più allarmanti segnalati dall’inchiesta c’è anche il ruolo delle falsificazioni. La commissione cita notizie secondo cui laboratori cinesi sarebbero in grado di imitare i medicinali dimagranti originali e venderli online a prezzi irrisori, fino a 1,50 sterline a flaconcino, alimentando così un commercio all’ingrosso da cui rivenditori senza scrupoli possono ricavare margini elevati. Un fenomeno che, sempre secondo il report, avrebbe ricevuto nuova spinta anche dai recenti rincari dei prezzi.

A rendere fertile questo terreno, osservano diversi interlocutori ascoltati dalla commissione, è anche la lentezza con cui il servizio sanitario pubblico sta ampliando l’accesso a queste terapie. A novembre 2025, ricorda Chemist&Druggist, erano circa 3.000 i residenti londinesi che ricevevano farmaci dimagranti tramite il servizio sanitario nazionale, un numero definito però «una goccia nel mare» rispetto ai volumi del mercato privato. Da qui la richiesta di assicurare ai cittadini un accesso sicuro ed efficace attraverso farmacie e operatori autorizzati, così da sottrarre spazio ai canali illegali.

Nel corso dell’indagine, Novo Nordisk ha parlato di medicinali falsificati come di una «minaccia seria e crescente per la salute pubblica», chiedendo un rafforzamento della regolazione nel Regno Unito. Anche l’associazione dei farmacisti indipendenti Npa ha collegato l’espansione del mercato nero all’elevata domanda e alla gradualità con cui il servizio pubblico sta distribuendo i trattamenti per la gestione del peso. Per questo, sia Npa sia Company Chemists’ Association chiedono al governo e al NHS di coinvolgere maggiormente la farmacia di comunità nell’erogazione di questi servizi.

La commissione della London Assembly propone intanto una stretta dei controlli, con il coinvolgimento del General Pharmaceutical Council, della Medicines and Healthcare products Regulatory Agency e di altre autorità, e suggerisce l’istituzione di una task force dedicata nel 2026-2027. Il messaggio è chiaro: senza un presidio più robusto sul fronte regolatorio e senza un ampliamento dei canali legali di accesso, il rischio è che la corsa ai farmaci anti-obesità continui ad alimentare circuiti opachi, dove una penna di Mounjaro può finire venduta non solo online o in palestra, ma perfino accanto a un cartoccio di merluzzo fritto e patatine.