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Irlanda del Nord, il 90% delle farmacie non riesce a pagare il grossista

28 Febbraio 2026

Dall’Irlanda del Nord arriva un nuovo segnale d’allarme sullo stato di salute economico delle farmacie territoriali. Secondo Community pharmacy Northern Ireland (Cpni, l’organismo che rappresenta i proprietari di farmacia nelle negoziazioni con il Dipartimento della Salute), quasi il 90% degli esercizi non è in grado di pagare il proprio grossista.

Davanti alla commissione Sanità dell’Assemblea nordirlandese, il ceo di Cpni Gerard Greene ha riferito che 367 farmacie su 414 «non hanno potuto pagare la fattura di gennaio». Alla base della crisi vi sarebbero, da un lato, la carenza globale di medicinali e dall’altro «problemi strutturali e più profondi di finanziamento» che rendono l’Irlanda del Nord più esposta rispetto ad altre aree del Regno Unito. Secondo Cpni, diversi grossisti avrebbero «interrotto le forniture» o addirittura «lasciato completamente il mercato».

Il nodo è quello del modello di pagamento. In Irlanda del Nord, come nel resto del Regno Unito, le farmacie vengono rimborsate dal servizio sanitario pubblico per i farmaci dispensati ai pazienti secondo un sistema che prevede, tra l’altro, un meccanismo di “clawback”. Con questo termine si indica la trattenuta che l’amministrazione applica sui rimborsi dei medicinali, stimando uno sconto medio che le farmacie otterrebbero dai grossisti rispetto al prezzo ufficiale. In pratica, una quota del rimborso viene recuperata a posteriori dal Dipartimento della Salute, sulla base dell’ipotesi che l’esercizio abbia acquistato i farmaci a un prezzo inferiore.

Cpni sostiene però che «l’attuale modello di pagamento non sta tenendo il passo con l’aumento rapido dei prezzi dei farmaci» e che il deficit di finanziamento si sta ampliando. «Di conseguenza, le farmacie fanno sempre più fatica a pagare le fatture mensili ai grossisti», ha avvertito Greene. I titolari starebbero «utilizzando risorse proprie per colmare il divario crescente», ma senza un intervento ministeriale per “stabilizzare” i finanziamenti «la sicurezza dell’approvvigionamento dei medicinali per i pazienti dell’Irlanda del Nord non può essere garantita».

Greene ha parlato di modello «pericolosamente fragile», ricordando che il livello base di finanziamento sarebbe «errato» e che le attuali carenze di medicinali «hanno ora rivelato ulteriori crepe». Nonostante un incontro con il ministro della Salute oltre un mese fa, le azioni raccomandate da Cpni non sarebbero state accolte. «Il governo ha ripetutamente respinto le richieste di rivedere il modello di finanziamento della farmacia territoriale, che è stato imposto oltre 15 anni fa senza negoziazione» ha dichiarato il ceo, aggiungendo che «i calcoli dello stesso Dipartimento sono risultati più volte errati nell’ultimo anno».

La richiesta avanzata dall’organizzazione è duplice: avviare «con urgenza» le trattative per un nuovo contratto e, nell’immediato, sospendere il clawback. «Non stiamo chiedendo più soldi; chiediamo che queste risorse restino nel sistema, così da poter pagare le fatture mensili ai grossisti», ha precisato Greene. Una misura temporanea che, nelle intenzioni di Cpni, consentirebbe di alleviare la tensione di cassa in una fase in cui le farmacie sono «costrette ad affannarsi per reperire i medicinali per i propri pazienti», in una situazione «semplicemente sbagliata, sempre meno sicura e non sostenibile».