Il finanziamento strutturale dei servizi di recapito domiciliare dei farmaci e un maggiore coinvolgimento delle farmacie territoriali nelle strategie di risposta alle crisi sanitarie sono tra le condizioni necessarie per affrontare le future emergenze pandemiche. È quanto emerge dal rapporto pubblicato il 19 marzo 2026 nell’ambito dell’inchiesta pubblica britannica sul Covid-19, che dedica ampio spazio al ruolo svolto dalle community pharmacies durante la pandemia.
Nel documento, di cui riferisce un articolo del Pharmaceutical Journal, la commissione d’inchiesta ricostruisce il contributo delle farmacie nella distribuzione dei medicinali ai pazienti vulnerabili costretti all’isolamento, evidenziando come tale attività abbia determinato un incremento significativo dei carichi di lavoro. LE farmacie infatti hanno dovuto fare fronte a «un aumento del numero di pazienti in cerca di consulenza per condizioni sia lievi sia più gravi, un triplicarsi delle telefonate e una crescita delle prescrizioni da dispensare e consegnare», con un conseguente aumento del rischio di burnout tra gli operatori.
Uno dei punti critici messi in luce dal rapporto riguarda la tempistica con cui è stato introdotto il servizio di consegna dei farmaci: l’iniziativa, osserva l’inchiesta, fu annunciata prima che fossero definiti un piano operativo e le relative coperture economiche, tanto che «le prime consegne sono state effettuate dalle farmacie come servizio discrezionale a titolo volontario». Solo successivamente, durante la seconda ondata pandemica, il servizio è stato finanziato e reso disponibile in Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord, mentre in Galles il supporto è stato interrotto il 16 agosto 2020 senza essere ripristinato.
Proprio il caso gallese è indicato come esempio delle criticità decisionali emerse durante la crisi: secondo il rapporto, la sospensione del servizio è stata «prematura», anche perché «non vi sono evidenze» sull’effettiva introduzione degli strumenti di analisi del rischio che avrebbero dovuto guidare la priorità delle consegne. In assenza di tali strumenti, conclude l’inchiesta, «è evidente che il supporto sarebbe stato necessario anche durante la seconda ondata».
Più in generale, il documento sottolinea che il contributo delle farmacie e i finanziamenti, pur arrivati in ritardo, sono stati determinanti per garantire la continuità terapeutica dei pazienti clinicamente più fragili, riducendo il rischio di esposizione al virus. Da qui la raccomandazione: «È probabile che il finanziamento e il supporto alle farmacie territoriali saranno una necessità qualora venga introdotto in futuro un programma di isolamento della popolazione».
Il rapporto evidenzia inoltre le tensioni che hanno attraversato l’intero sistema sanitario. Per sostenere l’aumento dei posti in terapia intensiva, si stima che sarebbero stati necessari 225 farmacisti aggiuntivi per ogni turno di 12 ore, personale che però non era disponibile. Questo deficit ha comportato un’estensione dei turni, la riallocazione del personale e un deterioramento delle condizioni di lavoro, con effetti negativi sia sugli operatori sia sui pazienti.
Nel caso delle farmacie territoriali, la pressione si è inserita in un contesto già segnato da sottofinanziamento. Il rapporto ricorda che i finanziamenti non erano aumentati dal 2016 nonostante l’incremento dei costi operativi, mentre il numero di farmacie registrate in Gran Bretagna è sceso da 14.296 nell’agosto 2019 a 13.846 nell’agosto 2022, segnalando una contrazione della rete.
Claire Anderson, presidente della Royal Pharmaceutical Society, sottolinea che «i team delle farmacie erano in prima linea durante la pandemia, ma troppo spesso sono stati in fondo alla fila quando si trattava di chiedere supporto», invitando governo e sistema sanitario ad attuare le raccomandazioni per costruire un servizio sanitario più resiliente. Sulla stessa linea Henry Gregg, amministratore delegato della National pharmacy association (Associazione nazionale delle farmacie), secondo cui il rapporto «mostra chiaramente che il sistema sanitario è stato vicino al collasso» e conferma la necessità di sostenere la rete delle farmacie per affrontare future crisi sanitarie.