In Usa, nello Stato dello Utah, la sperimentazione dell’intelligenza artificiale entra per la prima volta nel cuore del processo prescrittivo, sia pure in confini ben delimitati. Le autorità locali hanno infatti autorizzato, per un periodo di un anno, l’impiego di un chatbot per il rinnovo di alcune prescrizioni di farmaci psichiatrici, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire la pressione sui medici e contenere i costi di accesso alle cure.
Il programma pilota, sviluppato dalla start-up Legion Health, prevede che i pazienti possano ottenere il rinnovo della terapia attraverso un sistema automatizzato, accessibile con un abbonamento mensile di 19 dollari (circa 18 euro). Il perimetro dell’intervento è stato volutamente ristretto: il chatbot può intervenire soltanto su un elenco di quindici specialità considerate a basso rischio e già prescritte in precedenza da un professionista sanitario, tra cui antidepressivi e ansiolitici di uso comune come fluoxetina, sertralina, bupropione, mirtazapina e idrossizina. Condizione essenziale è che il paziente sia clinicamente stabile.
Il funzionamento del sistema si basa su una procedura guidata: prima di ogni rinnovo, il paziente deve esprimere il proprio consenso e rispondere a una serie di domande su sintomi, efficacia del trattamento ed eventuali effetti indesiderati. Se le risposte escono dai parametri di sicurezza stabiliti, il caso viene automaticamente indirizzato a un clinico. Il modello disegnato dallo Utah mantiene comunque un controllo umano rilevante: il farmacista che dispensa può sempre richiedere una valutazione medica qualora emergano criticità. In ogni caso, il percorso non è completamente svincolato dal medico: è previsto un consulto obbligatorio dopo dieci rinnovi oppure entro sei mesi, a seconda della prima scadenza raggiunta.
L’iniziativa nasce in un contesto segnato da una crescente carenza di professionisti della salute mentale negli Stati Uniti e da difficoltà di accesso alle cure, soprattutto per i pazienti con disturbi meno gravi ma comunque bisognosi di continuità terapeutica. Nelle intenzioni dei promotori, l’automazione dei rinnovi per i casi più semplici dovrebbe liberare risorse cliniche e migliorare la rapidità del servizio.
Non mancano tuttavia le critiche, in particolare da parte della comunità psichiatrica. Diversi specialisti ritengono che i benefici del sistema siano sovrastimati e che l’impatto sull’accesso alle cure rischi di essere limitato, lasciando comunque scoperti i pazienti più fragili. Tra le principali preoccupazioni figura il rischio di sovratrattamento: l’automazione potrebbe favorire il prolungamento non necessario delle terapie. A questo si aggiunge il timore di errori legati alla qualità delle informazioni fornite dai pazienti nei questionari e, più in generale, il dubbio sulla capacità dell’intelligenza artificiale di cogliere la complessità del contesto individuale.
Sotto osservazione anche il tema della sicurezza dei sistemi. Un precedente progetto avviato nello stesso Stato con la start-up Doctronic per il rinnovo di prescrizioni in patologie croniche aveva mostrato criticità rilevanti: secondo quanto riportato dal magazine The Verve, alcuni ricercatori erano riusciti a indurre il chatbot a diffondere contenuti impropri, dalle teorie complottiste sui vaccini fino a indicazioni pericolose sui farmaci. Un episodio che ha alimentato le perplessità sull’affidabilità di questi strumenti in ambito sanitario.
Dal canto suo, Legion Health assicura che il nuovo sistema è stato dotato di filtri di sicurezza più stringenti per evitare derive analoghe. Resta però il fatto che la sperimentazione dello Utah rappresenta un banco di prova cruciale: per la prima volta, l’intelligenza artificiale viene autorizzata a intervenire, seppur in modo circoscritto, su un atto clinico ad alto impatto come la prescrizione.