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A Roma i numeri dell’industria farmaceutica “made in Italy”: ricavi +12%

21 Gennaio 2026

Negli ultimi dieci anni l’Italia si è imposta come un grande “hub” europeo dell’industria farmaceutica, che oggi è uno dei principali motori del sistema produttivo del Paese con oltre il 10% di tutto l’export nazionale. È quanto emerge dal Rapporto presentato ieri alla Camera dei Deputati nel corso dell’evento “Fab13 2025: le 13 aziende storiche del made in Italy farmaceutico”. Le imprese storiche del made in Italy farmaceutico, è in sintesi il messaggio, crescono grazie all’internazionalizzazione e continuano a consolidarsi in Italia.

Per le aziende Fab13 – Alfasigma, Abiogen Pharma, Angelini Pharma, Chiesi Farmaceutici, Dompé Farmaceutici, Ibn Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Neopharmed Gentili, Recordati e Zambon, tutte associate a Farmindustria – i risultati del 2024 sono stati molto positivi. I ricavi sono aumentati del 12%, raggiungendo i 18,9 miliardi di euro aggregati, con la componente estera in crescita del 14%, anche se il mercato domestico è salito solo del 2% a causa della stagnazione della domanda nazionale. Le esportazioni hanno fatto registrare un +16% rispetto al 2023, molto più di quanto è cresciuto l’export totale di prodotti farmaceutici dell’Italia (+10%). Gli investimenti totali (al netto di acquisizioni di aziende, prodotti e licenze) sono cresciuti del 21% rispetto al 2023, con al loro interno gli investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S), pari a 1,4 miliardi, in progresso del 27%. Gli occupati sono cresciuti del 3% rispetto al 2023: +2% in Italia; +4% all’estero.

Le Fab13 contano 65 siti produttivi, di cui 29 in Italia, e 51 centri di R&S in tutto il mondo, con un’estesa rete di filiali (in totale sono 289) che supportano le operazioni globali dell’intero gruppo. Questa struttura capillare permette a queste imprese di mantenere una forte presenza a livello nazionale e internazionale, garantendo efficienza operativa e capacità di innovazione.

Le Fab13, inoltre, occupano il 22% degli addetti dell’intera industria farmaceutica in Italia. Gli occupati risultano complessivamente 50.400 circa, di cui oltre 35.000 all’estero (70%) e 15.000 in Italia (30%). Di questi, la metà sono donne. La percentuale di laureati e diplomati supera l’80%. Oltre il 90% dei dipendenti sono assunti a tempo indeterminato e l’incidenza di occupati nella R&S è elevata, pari al 56% in Italia. Per quanto riguarda gli investimenti in R&S, sono cresciuti nel 2024 del 27% rispetto al 2023, superando gli 1,4 miliardi di euro e rappresentando il 43% degli investimenti complessivi delle Fab13. Consistenti anche gli investimenti per acquisizioni di aziende, licenze e prodotti al fine di ampliare il portfolio e rafforzare la loro competitività globale: circa 1,4 miliardi nel 2024.

«L’industria farmaceutica italiana si distingue come uno dei settori trainanti del nuovo Made in Italy» ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso «le Fab13 sono riconosciute come ambasciatori dell’industria italiana nel mondo. Siamo consapevoli dell’importanza del settore: per questo abbiamo avviato da subito un Tavolo dedicato al comparto raccogliendo indicazioni, poi confluite anche nel Libro bianco per la politica industriale di prossima pubblicazione».

Secondo Alberto Chiesi, presidente di Fab13, «lo studio che abbiamo presentato è una testimonianza concreta di come l’imprenditoria italiana trasformi la ricerca in benessere per milioni di persone e in motore per la nostra economia. Le Fab13 garantiscono accesso equo a cure di altissimo livello qualitativo. In un’Italia che affronta sfide demografiche e sanitarie, queste aziende incarnano anche la solidarietà: investono miliardi in ricerca e sviluppo, creando farmaci che migliorano la qualità della vita. Senza industria farmaceutica, multinazionale e italiana, il nostro Servizio sanitario nazionale sarebbe più fragile, i nostri ospedali meno efficaci, e i nostri cari più esposti a rischi di salute».