Perché la trattativa sul nuovo Contratto dei dipendenti di farmacia possa riprendere, occorre che Federfarma incrementi ulteriormente «gli aumenti retributivi già proposti». È la condizione posta dai sindacati confederali (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs) nell’incontro convocato l’altro ieri in ottemperanza alla procedura di raffreddamento prevista dalla legge 146/1990. Nell’occasione, come recita una nota diffusa ieri dal sindacato titolari, «Federfarma ha dato la propria disponibilità a proseguire il confronto per approfondire le proposte formulate il 4 febbraio scorso».
Per quanto concerne la parte economica, come si ricorderà, il pacchetto avanzato dal sindacato titolari prevedeva un aumento di 200 euro per i dipendenti farmacisti al I livello e di 130 euro per i farmacisti, un’integrazione di 20 euro (per tutti) a garanzia della contrattazione integrativa di II livello e interventi volti al miglioramento della qualità di vita e lavoro.
Constatata la mancanza delle condizioni per riprendere il confronto, la procedura di raffreddamento si è quindi conclusa con esito negativo. «Questo risultato» conclude Federfarma «non ha altra conseguenza che quella di rinviare ulteriormente la prosecuzione delle trattative e ritardare la possibilità per i dipendenti delle farmacie di fruire delle nuove condizioni economiche e lavorative nonché dei benefici fiscali previsti dalla legge di bilancio per il 2026».