Dopo l’incontro a vuoto del 4 febbraio sul rinnovo del contratto nazionale, il confronto tra Federfarma e le organizzazioni sindacali dei dipendenti di farmacia privata entra in una nuova fase, fatta di comunicazioni incrociate, chiarimenti e aperture condizionate. Da un lato, i confederali ribadiscono il loro giudizio negativo sulla piattaforma economica messa sul tavolo dalla rappresentanza dei titolari; dall’altro Federfarma dettaglia le proprie proposte retributive nel tentativo di riportare la controparte al tavolo negoziale.
Le precisazioni della Federazione, in particolare, sono contenute in una nota inviata il 19 febbraio: per i farmacisti inquadrati al primo livello, la proposta datoriale prevede un incremento complessivo di 220 euro mensili, composto da 200 euro di aumento retributivo – da riparametrare sui livelli superiori secondo i parametri contrattuali – più 20 euro come elemento di garanzia in attesa della contrattazione di secondo livello (regionale). Nella comunicazione, Federfarma precisa inoltre che l’aumento si applicherebbe a tutto il personale laureato e che non si tratta di alcuna “indennità sanitaria”, mai citata durante l’incontro del 4 febbraio. Infine, viene confermata la disponibilità a erogare una parte rilevante degli aumenti già nella prima tranche, così da consentire ai dipendenti di beneficiare della tassazione agevolata al 5% prevista dalla legge di Bilancio 2026.
La replica di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs è arrivata a 24 ore di distanza: le tre sigle confederali prendono atto delle modifiche apportate da Federfarma alla proposta del 4 febbraio, ma le distanze tra le parti rimangono: la piattaforma, è il giudizio, rimane inadeguata sia sotto il profilo del recupero del potere d’acquisto, sia per quanto riguarda il pieno e corretto riconoscimento delle professionalità presenti in farmacia.
I confederali richiamano inoltre quanto già espresso nei precedenti incontri, sottolineando la necessità di mantenere l’impianto contrattuale esistente per valorizzare tutte le figure che operano quotidianamente nelle farmacie, e ribadiscono che il tentativo di raffreddamento e conciliazione avviato nelle scorse settimane non ha prodotto passi avanti sostanziali. Pur confermando il no alla piattaforma economica attuale, Filcams, Fisascat e Uiltucs dichiarano comunque la loro disponibilità a riprendere immediatamente il confronto, a condizione che vengano superate le rigidità finora riscontrate e si registri un’effettiva apertura sulle richieste avanzate, in particolare sul tema del riconoscimento dei servizi svolti dal personale farmacista, con l’obiettivo dichiarato di arrivare nel più breve tempo possibile al rinnovo del contratto collettivo nazionale.