Continua a far discutere il servizio sulla spesa farmaceutica del Ssn pubblicato lunedì scorso da Dataroom, la rubrica del Corriere della Sera curata da Milena Gabanelli. A replicare all’analisi del quotidiano (che rilevava uscite in crescita del 3,2% a fronte di consumi lievitati di solo lo 0,2%) è il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che alla Gazzetta del Mezzogiorno ha difeso con fermezza le scelte del governo e la lettura dei dati ufficiali forniti dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Secondo il sottosegretario, in sostanza, è scorretto parlare di un reale aumento di spesa: «Non c’è un aumento di spesa – chiarisce – questi fondi erano già computati nella distribuzione diretta operata dalle Asl; oggi vengono semplicemente spostati nel capitolo di spesa della distribuzione in farmacia, soldi che lo Stato spendeva già in passato».
Gemmato ha insistito sul significato profondo della riforma, presentata come un intervento di equità ed efficienza per il sistema sanitario: «In Italia esistono due canali principali: la distribuzione diretta tramite ospedali e quella convenzionata tramite farmacie. Il principio guida è la vicinanza del farmaco al cittadino. Gli ospedali devono concentrarsi sulla cura, non sulla funzione di magazzino di farmaci». In questa prospettiva l’obiettivo è semplificare l’accesso alle terapie, soprattutto per anziani e pazienti fragili costretti oggi a percorsi distribuitivi meno agevoli.
Sul piano dei numeri, Gemmato ha richiamato i dati ufficiali dell’Aifa riguardo alla riclassificazione delle gliflozine che «in un solo trimestre ha generato un risparmio per lo Stato di 9,2 milioni di euro, con una proiezione annua di circa 36 milioni». Il sottosegretario ha aggiunto che l’Italia «è la nazione che negozia in modo più competitivo e vantaggioso per lo Stato i farmaci autorizzati», collocando l’azione dell’Aifa e del Tavolo tecnico di monitoraggio della spesa (che coinvolge Ministero dell’Economia, Salute, Aifa e Regioni) come pilastri di controllo e trasparenza.
La replica ufficiale di Gemmato punta anche a spostare il confronto dal piano degli allarmismi a quello delle scelte politiche e organizzative: «Agevolare l’accesso alle cure, rafforzare la rete di assistenza territoriale, ridurre la burocrazia per medici e pazienti e permettere agli ospedali di concentrarsi sulla loro funzione principale: curare. È una riforma pensata per i cittadini».