Milena Gabanelli, la nota giornalista di Report e di Dataroom, torna a occuparsi di farmacia ed esattamente come un anno fa, quando aveva puntato la sua lente sul ddl Semplificazioni e sui servizi Poct, manca di nuovo il bersaglio: il tema stavolta riguarda la spesa farmaceutica Ssn e le riclassificazioni dell’Aifa (in particolare quella delle gliflozine) e anche in questa occasione ciò che scrive Gabanelli nell’articolo non corrisponde a quanto dicono i dati che l’accompagnano. Un anno fa, giusto per ricordarlo, Dataroom aveva proposto un servizio nel quale si avanzavano forti dubbi sull’attendibilità dei Point-of-care test condotti in farmacia, e a corredo si citavano alcuni articoli della letteratura scientifica internazionale che avrebbero dovuto confermare la tesi; peccato però che, leggendoli, questi studi sostenevano esattamente il contrario, e cioè che per le finalità cui rispondono i Poct danno risultati attendibili e affidabili.
E veniamo a oggi. O meglio dire, a ieri. E all’articolo di Dataroom in cui Milena Gabanelli, assieme alla giornalista del Corriere della Sera Simona Ravizza, si occupa di spesa farmaceutica e accusa le farmacie di essere tra i responsabili dello sfondamento che grava sui conti del Ssn. Il capo d’imputazione è formulato già nel titolo del servizio: «La legge che toglie soldi alla sanità per regalarli a Big Pharma e farmacie». Il provvedimento di cui si fa cenno è ovviamente la Legge di bilancio per il 2024, che oltre a modificare la remunerazione delle farmacie (con passaggio al sistema misto) dispone la progressiva riclassificazione da Pht a convenzionata delle molecole di uso consolidato. Da allora l’Aifa ha provveduto a due “lenzuolate”, le gliptine quello stesso anno e le gliflozine nel 2025.

Per Gabanelli, quei due interventi – e in particolare l’ultimo, sulle gliflozine – hanno aggravato i conti della spesa farmaceutica pubblica e avvantaggiato industrie e farmacie. Poiché la sua rubrica si chiama Dataroom, l’articolo è accompagnato da dati e tabelle in abbondanza, peccato però che – proprio come un anno fa – i numeri dicono tutta un’altra cosa. L’evidenza più significativa giunge dall’ultima tabella del servizio, quella che traccia un bilancio della riclassificazione delle gliflozine su tre mesi, da settembre a novembre: più di 3,8 milioni di confezioni distribuite in convenzionata, 9,6 milioni di euro guadagnati dall’industria, 1,2 milioni persi (non guadagnati) dalle farmacie. .
E allora, i soldi “regalati” alle farmacie di cui si diceva nel titolo? Si fanno fatica a ritrovare, nell’articolo. Perché dopo aver fatto un po’ di fumo per spiegare la nuova remunerazione delle farmacie, comunque gli autori devono riconoscere che sulle gliflozine le farmacie ci guadagnano o ci perdono a seconda della regione in cui risiedono: «il Lazio, che prima dava alle farmacie 10,38 euro a confezione, ora paga 6,69; l’Emilia-Romagna è passata da 4,15 a 6,69 euro». D’accordo, la solita questione del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Ma se si guarda ai totali, così come li riassume l’articolo di Gabanelli e Ravizza, risulta chiaro che nell’insieme alla farmacia non viene regalato nulla, perché in tre mesi la riclassificazione ha tolto ai titolari 1,2 milioni di ricavi, che proiettati sui 12 mesi diventano 70,6 milioni.
Dataroom, in sostanza, sembra fare sue – ed estendere a tutto il sistema distributivo – le preoccupazioni dell’Emilia Romagna, da dove forse arrivano i dati su cui è stato costruito l’articolo. E allora diventa anche chiaro perché si accusano le farmacie di una spesa che – ormai lo sanno anche le pietre – in realtà sfonda soltanto nei cosiddetti acquisti diretti, mentre nella convenzionata continua a mostra un avanzo: l’Emilia Romagna, come noto, è una delle Regioni che più utilizza il sistema dei vasi comunicanti tra i due silos di spesa, cioè utilizza (indirettamente) gli avanzi della convenzionata per coprire il rosso degli acquisti diretti. Ecco quindi i timori per le riclassificazioni: se si riduce l’attivo sulla convenzionata, diventa sempre più difficile per l’Emilia Romagna trasferire risorse su ospedaliera e diretta-dpc. E Dataroom non fa altro che diffondere le sue preoccupazioni.