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Distribuzione diretta, Federfarma “riscopre” le proposte della Lombardia

28 Marzo 2026

Non sarà la nuova remunerazione delle farmacie – fortemente voluta da Federfarma e attuata dalla Legge di Bilancio per il 2024 – a riportare in farmacia la gran parte dei medicinali della diretta. Lo farà invece un sistema basato su doppio prezzo e sconti ex-post (in gergo, clawback), che consentirà al Ssn di recuperare sul prezzo ex-factory i ribassi che oggi arrivano dalle gare centralizzate. Così almeno ragionerebbe il sindacato titolari ad analizzare la memoria consegnata martedì (24 marzo) alla commissione Igiene e sanità del Senato al termine del primo round di audizioni sul ddl delega per il testo unico della farmaceutica.

Nel documento, Federfarma auspica l’evoluzione verso un sistema in cui «il prezzo ex-factory dei farmaci Ssn è valevole per ciascun canale di distribuzione (diretta e convenzionata, ndr): il punto di partenza potrebbe essere quello già indicato nelle previsioni della Legge di Bilancio 2024, in tema di transito dei farmaci al canale di dispensazione convenzionata e di applicazione del meccanismo del cosiddetto “cashback” (in realtà clawback, il cashback è la formula utilizzata nel retail per indicare promozioni che restituiscono al cliente una parte di quanto speso, ndr)».

La formulazione è un po’ ellittica ma nell’audizione in Senato il presidente Cossolo ha fornito qualche dettaglio in più: «Lo scopo originale del payback» ha spiegato Cossolo «era quello di disincentivare Regioni e le aziende farmaceutiche a sforare i tetti di spesa. Oggi, però, il payback è diventato una voce di entrata e questo ha distorto il meccanismo». La proposta di Federfarma, quindi, è quella di abbandonare questo strumento di governo della spesa e passare a un sistema basato su due prezzi, quello al pubblico e quello al Ssn, «che acquista in grandi quantità e quindi è giusto paghi un prezzo più basso».

Quest’ultimo prezzo, ha proseguito Cossolo, «dev’essere uguale qualsiasi sia il canale di distribuzione. E laddove il farmaco rimborsato è fornito dalle farmacie aperte al pubblico, il Ssn applica una sorta di ristorno (che Cossolo chiama cashbak ma in realtà si chiama clawback, ndr) per recuperare la differenza con il prezzo che pagherebbe per l’acquisto nel canale della diretta, inclusi gli sconti da payback».

Perché Federfarma butta sul tavolo questa nuova proposta? Probabilmente l’ispirazione arriva dall’esperienza più recente delle riclassificazioni: in particolare il caso delle gliflozine, per le quali lo switch da A-pht a convenzionata ha richiesto faticose negoziazioni (durate qualche mese) tra Aifa e aziende produttrici per recuperare gli sconti confidenziali che le aziende riconoscevano negli acquisti diretti; se le prossime riclassificazioni costringeranno allo stesso iter, ci vorrà molto tempo per far passare dalle farmacie il 90% dei farmaci oggi in prontuario (obiettivo riconfermato soltanto l’altro ieri dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato).

Il sistema del doppio prezzo più clawback, in sostanza, potrebbe ammorbidire le resistenze che alcune Recioni continuano a opporre alle riclassificazioni del Ministero, come si è potuto constatare di recente con le polemiche sulla spesa farmaceutica per le gliflozine.

Il fatto però che oggi Federfarma “scopra” l’opzione del clawback non può che amareggiare chi tempo addietro aveva proposto il doppio prezzo come alternativa più efficace e sostenibile (per le farmacie) alla riforma della remunerazione. In particolare, nel 2019 il segretario di Federfarma Lombardia Giampiero Toselli aveva firmato su Fpress un editoriale in cui invitata il sindacato ad accantonare i suoi progetti sulla remunerazione per abbracciare soluzioni più incisive.

Chi desidera può seguire il link per leggersi l’articolo integrale, qui ricordiamo alcuni dei passaggi chiave di quell’intervento: «È il prezzo di cessione del farmaco da parte dell’industria farmaceutica al Ssn» scriveva Toselli «il vero punto da affrontare. Rispetto a tale tema, la posizione del servizio sanitario pubblico è quella di chi vuole acquistare spendendo il meno possibile. Non ha senso, quindi, mettersi a pensare a nuovi modelli di remunerazione quando il primo nodo da sciogliere non riguarda la retribuzione delle farmacie ma il prezzo di acquisto del farmaco da parte del Ssn. E la soluzione del problema non può essere trovata senza il contributo dell’industria».

La strada più ragionevole da esplorare, allora, «è quella di una riforma che preveda un unico prezzo di cessione al Ssn, un prezzo di vendita al pubblico allineato con gli altri Paesi europei e una compartecipazione di industria e filiera distributiva con i modi del ristorno/payback, per garantire al Ssn gli indispensabili risparmi. Si tratterebbe di una riforma che, per di più, risolverebbe il fenomeno del parallel trade e delle conseguenti indisponibilità sul territorio».

La proposta, per Toselli, potrebbe trovare strada libera se Federfarma «e tutte le componenti della filiera si sedessero attorno a un tavolo e studiassero una proposta organica da presentare al Governo. Una proposta che non deve tappare falle ma prefigurare un nuovo sistema capace di garantire il futuro del servizio farmaceutico e del Ssn». Allora il sindacato fece spallucce e proseguì a testa bassa con la sua riforma della remunerazione. Per poi rendersi conto soltanto oggi che, forse, le soluzioni più efficaci per “svuotare” la diretta erano altre.