Dalla riclassificazione delle gliflozine sono arrivati per il Ssn non aggravi di spesa ma risparmi importanti. È quanto rivela l’analisi tecnica pubblicata l’altro ieri dall’Aifa in risposta al controverso servizio pubblicato un paio di settimane fa dalla rubrica Dataroom del Corriere della Sera. Quello dell’Agenzia del farmaco, in sintesi, è un “data check” che riesamina nel dettaglio le cifre dell’articolo scritto a quattro mani da Milena Gabanelli e Simona Ravizza, per puntualizzare incongruenze e presunti errori. In particolare, scrive l’Aifa, «il calcolo (su cui si basa il servizio, ndr) è stato effettuato partendo da un prodotto che non rappresenta i consumi prevalenti delle gliflozine e utilizzando i dati di una singola Regione, senza tenere conto dell’effettiva variabilità territoriale». Inoltre, «non sono stati considerati rilevanti elementi regolatori, e ciò ha condotto a una ricostruzione incompleta e metodologicamente non corretta del quadro complessivo», ancora, «è stato incluso un fattore non pertinente, quale il pay-back di ripiano dello sfondamento a livello nazionale del tetto degli acquisti diretti».
Non solo: le stime, osserva l’Agenzia, avrebbero dovuto considerare «costi finanziari, amministrativi, di stoccaggio e di distribuzione dei medicinali, collegati agli acquisti diretti da parte delle strutture sanitarie regionali, che non sono nella disponibilità dell’Agenzia e non fanno parte dell’ordinaria attività di monitoraggio della spesa farmaceutica». È quello che le farmacie affermano da lungo tempo: il risparmio assicurato dalla distribuzione diretta è soltanto apparente, perché nessuno considera i costi fissi del sistema.
Per scendere nel concreto, il data check dell’Aifa ripropone le stime dell’articolo di Dataroom corrette in base ai propri dati. Come detto, l’analisi del Corriere della Sera prende a riferimento una specifica confezione di antidiabetico e la spesa sostenuta per la sua distribuzione da parte di una certa Regione, dove nel periodo settembre-novembre 2025 sono state distribuite di tale referenza 58.569 scatole. Individuato il farmaco, l’Aifa propone quindi le sue cifre (vedi sotto), che differiscono significativamente da quelle dell’articolo.

Ai farmacisti titolari, tuttavia, non sfuggirà la stima relativa alla remunerazione del servizio: la distribuzione in dpc di questa gliflozina da parte delle farmacie della Regione considerata, infatti, generava un compenso di 7,01 euro a scatola, con la riclassificazione in convenzionata invece l’onorario scende a 6,48 euro. Ossia 53 centesimi in meno. Una perdita non indifferente, anche se non è chiaro se in quei 7,01 euro della dpc fosse compresa anche la quota al distributore (che quindi andrebbe scorporata).

La perdita diventa ancora più pesante nel secondo esempio proposto dal Data check dell’Aifa, dove iene presa in esame un’altra confezione di gliflozine distribuita in una Regione diversa dalla precedente (anche in questo caso imprecisata: l’Agenzia specifica soltanto che nel periodo settembre-novembre 2025 sono state erogate 86.142 scatole). In questo caso, infatti, la remunerazione riconosciuta alle farmacie dal Ssr per la dpc ammontava a 10,50 euro, dunque la perdita generata dalla riclassificazione supera i 4 euro. Anche in questo caso non è chiaro se in quei 10,50 euro fosse ricompresa la quota del distributore, in ogni caso non c’è dubbio che il sacrificio è consistente. Poiché tutto dipende dal livello dei compensi che ogni regione riconosceva per la dpc, conviene che ogni farmacia faccia i propri conti.