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Payback, Farmindustria in pressing: alzare tetto acquisti diretti

5 Luglio 2025

Alzare di un punto l’incidenza della spesa farmaceutica sul Fondo sanitario nazionale (ma solo quella per gli acquisti diretti) e abolire lo sconto dell’1,83% che le aziende riconoscono alle Regioni sulla spesa convenzionata. Sono le richieste che gli industriali del farmaco rivolgono alla politica in vista di quella concertazione che dovrebbe portare il governo a rivedere ex novo la governance farmaceutica del Paese. E rispetto alla quale i riflettori rimangono puntati sul cosiddetto “payback”, che resta il sassolino più fastidioso nella scarpa delle imprese. È il quadro che arriva dall’Assemblea pubblica di Farmindustria di giovedì scorso, dove agli inviti a confrontarsi sul tema lanciati dal presidente Cattani nel suo discorso di apertura sono seguite le apertura dei rappresentanti di governo intervenuti all’evento.

Il ministro della Salute Schillaci, in particolare, ha confermato i propositi del governo di aprire «un tavolo sulla governance farmaceutica» e ha sottolineato che «il payback merita di essere rivisto: ci sono interlocuzioni con il Mef e un dialogo costruttivo con il settore». Conferme anche dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che ha parlato di «impegno del governo nel cercare di mitigare l’impatto del payback per la farmaceutica» e ha parlato di un «tavolo di concertazione per immaginare percorsi mirati a ridurre il payback, senza che questo abbia un impatto» sui bilanci. Aperture infine anche dal ministro degli Esteri Tajani, che ha promesso si lavorerà «anche per la questione del payback, che è fondamentale», precisando come la tutela del settore farmaceutico sia parte di un “braccio di ferro” sul quale però «io voglio essere ottimista».

I nodi che andranno affrontati li aveva ricordati Cattani nel suo intervento di apertura: «Abbiamo bisogno di un orizzonte più lungo, per programmare gli investimenti e dare attrattività al sistema» aveva detto «e in questo il payback è un elemento ostativo». Le stime, ha ricordato Cattani, dicono che nel 2025 il meccanismo costerà alle aziende 2,4 miliardi circa, una somma che soltanto nell’ultimo anno è cresciuta del 20 %. Per disinnescare la bomba a orologeria, Farmindustria chiede di alzare di un punto il tetto sugli acquisti (circa 1,4  mld  in più) nel 2026, per riportare il payback ai livelli del 2023, e quindi superarlo completamente nel 2027 sostituendolo con modelli «value based». Quali possano essere gli effetti sulla spesa convenzionata e sul suo tetto, è cosa che probabilmente si scoprirà da quest’autunno.