Oltre 35 milioni di italiani hanno utilizzato integratori nell’ultimo anno, uno su tre li assume regolarmente ogni mese e quasi l’80% riconosce un miglioramento del proprio benessere. Numeri che fotografano un mercato ormai strutturale, da oltre 5 miliardi di euro e più di 300 milioni di confezioni vendute, nel quale a trainare i consumi sono soprattutto i prodotti per le difese immunitarie e per l’energia fisica. È la sintesi che emerge dall’indagine “Italiani e integratori alimentari” realizzata da AstraRicerche per Integratori & Salute, associazione di riferimento del comparto all’interno di Unione Italiana Food.
Il quadro che ne esce è quello di un consumo ampio e radicato, inserito in una visione sempre più “olistica” della salute: riposo e relax, alimentazione corretta e attività fisica rappresentano le fondamenta, mentre l’integrazione si colloca come supporto complementare a uno stile di vita già orientato al benessere, condizione che riguarda quasi quattro italiani su dieci. Non si tratta quindi di un ricorso episodico: oltre l’85% della popolazione dichiara di aver utilizzato integratori almeno una volta nell’ultimo anno, mentre solo il 15% afferma di non averne mai fatto uso.
Sul piano dei comportamenti di acquisto e delle fonti informative, il ruolo dei professionisti sanitari resta centrale. Il consiglio su quali prodotti assumere arriva per il 65% degli utilizzatori da medici e farmacisti, che si confermano figure di riferimento anche nell’orientare scelte consapevoli. Accanto a questo, cresce però il peso dei canali digitali, soprattutto tra le generazioni più giovani: la ricerca su Google e i siti dei produttori rappresentano i principali strumenti di approfondimento, mentre social network e influencer restano marginali.
La fotografia dei canali di vendita conferma il presidio della farmacia, che si conferma primo punto di acquisto per il 61% degli italiani, grazie alla percezione di sicurezza e professionalità. Ma il dato più significativo è la dinamica degli altri canali: l’online si consolida e cresce fino a superare la grande distribuzione organizzata, attestandosi tra il 21,5% e il 33% a seconda delle rilevazioni, mentre la Gdo si colloca al terzo posto. Un’evoluzione che segnala da un lato la tenuta del canale professionale, dall’altro una progressiva ibridazione dei comportamenti d’acquisto.
Nonostante la diffusione, permangono ampie aree di confusione. Più della metà degli italiani ritiene erroneamente che almeno per alcuni integratori sia necessaria la prescrizione medica, mentre solo il 40% è consapevole che non esiste alcun obbligo di ricetta. A ciò si aggiungono convinzioni distorte che oscillano tra diffidenza e aspettative eccessive: da un lato l’idea che si tratti di prodotti inutili o “palliativi”, dall’altro quella di effetti quasi miracolosi.
«Come emerge dalla ricerca, gli italiani mostrano una crescente fiducia verso gli integratori alimentari» osserva il presidente di Integratori & Salute, Germano Scarpa. «Non si tratta di un acquisto impulsivo, ma di un utilizzo fatto con frequenza e metodo, basato sulla percezione di un reale giovamento per il benessere fisiologico e il miglioramento della qualità della vita. Il mercato degli integratori in Italia ha dimostrato una resilienza straordinaria, evolvendo da settore di nicchia a pilastro fondamentale del mantenimento del benessere. Gli italiani hanno compreso che l’integrazione, se inserita in uno stile di vita corretto e supportata dal parere di medici e farmacisti, è un investimento sulla longevità attiva. Il nostro impegno come associazione è da un lato continuare a investire in ricerca scientifica e innovazione nelle formulazioni per garantire prodotti sempre più efficaci e specifici; dall’altro, promuovere una corretta cultura di prodotto per abbattere i luoghi comuni che ancora ci sono».
È proprio sul terreno della cultura di prodotto che si gioca una delle principali sfide del comparto. Se è vero che una quota rilevante di consumatori associa correttamente gli integratori al sostegno della salute generale e del sistema immunitario, resta ancora necessario un lavoro di chiarimento normativo e informativo. In questo contesto, la farmacia continua a rappresentare un presidio strategico: non solo luogo di vendita, ma punto di riferimento per un consiglio qualificato, chiamato a contrastare la disinformazione e a guidare un uso appropriato e consapevole di prodotti sempre più diffusi nella quotidianità degli italiani.