«Le farmacie non sono semplici spazi commerciali, ma presidi socio-sanitari di prossimità vicini ai cittadini, soprattutto ai più fragili». È uno dei passaggi chiave della lettera aperta con cui Annarosa Racca, presidente di Federfarma, replica alle recenti dichiarazioni di Silvio Garattini, che nei giorni scorsi aveva definito le farmacie dei «bazar». Pubblicata ieri dal Corriere della Sera, la lettera scaturisce dall’ultima invettiva del farmacologo nei confronti delle farmacie di comunità, definite sempre sul quotidiano milanese dei «bazar».
La presidente Racca apre la sua riposta nel segno del rispetto per la lunga carriera scientifica di Garattini, ma entra subito dopo nel merito delle critiche: l’immagine di esercizi ridotti a luoghi di mera vendita, osserva la presidente di Federfarma, «non rende giustizia al ruolo cruciale svolto, ogni giorno, dalle farmacie di comunità e dai professionisti che vi operano, a supporto dei cittadini e del Ssn».
Racca richiama quindi l’evoluzione vissuta dalle “croci verdi” negli ultimi anni, con l’avvio della farmacia dei servizi e una trasformazione che le ha rese «il primo e più capillare presidio sanitario sul territorio»: dispensatori di farmaci anche di nuova generazione e punti di riferimento in grado di offrire prestazioni e consulenza «anche nei piccoli centri o nelle aree rurali». Un cambiamento che, sottolinea, risponde ai bisogni di salute di una popolazione che invecchia e alla necessità di facilitare l’accesso alle cure.
Ampio spazio è dedicato alle attività oggi svolte in farmacia, «alleato prezioso di medici e Istituzioni» nei programmi di screening, nelle campagne vaccinali, nell’educazione sanitaria, nella misurazione di parametri clinici, nelle analisi di prima istanza e nei servizi di telemedicina, «in collegamento con i migliori cardiologi per la refertazione». Tutte iniziative che, rimarca Racca, «non nascono da logiche commerciali, ma da un’esigenza concreta: avvicinare l’assistenza sanitaria al cittadino, contribuendo a ridurre la pressione sugli ospedali e sui servizi territoriali».
Quanto alla presenza di prodotti non strettamente farmaceutici, la presidente di Federfarma chiarisce che «la pluralità di offerta non snatura il ruolo» delle farmacie né sostituisce la responsabilità professionale del farmacista, che «guida il cittadino nella scelta più adeguata, fondando il proprio giudizio sulla conoscenza e sull’evidenza scientifica». Offrire integratori, dispositivi medici o cosmetici, aggiunge, «non significa abbandonare la scienza, ma rispondere alla domanda di benessere che i cittadini spesso rivolgono alla loro farmacia di fiducia».
Il messaggio finale è un invito a riconoscere le farmacie come «risorsa strategica per la salute pubblica», parte integrante di un sistema sanitario che deve essere «efficiente, accessibile e inclusivo».
Alla presa di posizione di Racca si è aggiunto l’intervento del presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, anch’esso affidato a una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. «Il dibattito è sempre un valore» scrive Mandelli «soprattutto quando richiama professionisti e istituzioni «a mantenere alta l’attenzione sull’interesse primario: la tutela dei cittadini». Molte delle sollecitazioni di Garattini, in particolare su prevenzione e corretti stili di vita, trovano nei farmacisti «interlocutori attenti e impegnati ogni giorno sul territorio».
Mandelli richiama quindi i riferimenti che orientano l’attività professionale: l’articolo 32 della Costituzione e il Codice deontologico, che «pone al centro la persona». La dispensazione e le altre prestazioni erogate avvengono «nel rispetto delle norme e delle decisioni delle autorità regolatorie». Quanto ai prodotti presenti in farmacia, ricorda che gli integratori sono disciplinati dal Ministero della Salute e che i medicinali omeopatici sono regolamentati dall’Agenzia italiana del farmaco, in un quadro normativo che il farmacista è chiamato a presidiare «orientando ogni atto professionale esclusivamente alla tutela del cittadino».
La lettera insiste poi sull’evoluzione della professione, ormai «presidio sanitario di prossimità» e parte integrante del Servizio sanitario nazionale. La pandemia, sottolinea Mandelli, ne ha dato conferma con «milioni di test e vaccinazioni effettuati» e con la continuità dell’assistenza garantita su tutto il territorio. Vaccinazioni, screening, telemedicina, educazione sanitaria e monitoraggio dell’aderenza terapeutica sono oggi «parte integrante del modello della Farmacia dei servizi», riconosciuto dalle leggi dello Stato.
Formazione continua e riforma del corso di laurea in Farmacia completano il quadro di una professione che rivendica «qualità professionale, rigore etico e dialogo costruttivo», con l’obiettivo – conclude Mandelli – di offrire ai cittadini «coesione, messaggi chiari e fiducia nel sistema salute».